Perché la coscienza ambientalista è poco diffusa?

fumo

Leggo oggi nell’editoriale di Nicola Stievano, “la Piazza”, anno 23 n. 13, gennaio 2016:

 

Arrivati quasi al giro di boa di questo strano inverno senza pioggia, senza neve, senza gelo eccessivo, viene spontaneo chiedersi se e quanto dobbiamo preoccuparci.

 

Il fatto che dallo scorso novembre non ci siano state precipitazioni significative, escluso qualche giorno, sicuramente è un segnale di una certa anomalia che avrà le sue conseguenze nei prossimi mesi. Fino alla fine di gennaio le montagne del Veneto sono rimaste pressoché sgombre di neve ed è proprio in quota che si fa sentire da settimane l’effetto della siccità. Il fatto che manchino delle scorte significative d’acqua pone una seria ipoteca sull’intero anno che abbiamo davanti. In pianura i primi a preoccuparsi sono gli agricoltori anche se questo è un problema che prima o poi coinvolgerà tutti. Non è escluso che da qui alla primavera inoltrata possano comunque transitare importanti perturbazioni che permettano di recuperare il saldo negativo di questi mesi. Anche in questo caso però c’è una certa apprensione perché l’abbondanza di precipitazioni primaverili non fa che aumentare il rischio idraulico in tutta la nostra regione. Se la siccità è un problema non lo è di meno anche l’eventualità di forti piogge, se non veri e propri fortunali o, come va tanto di moda adesso, di famigerate “bombe d’acqua”. Ormai stiamo vivendo una situazione che negli ultimi anni ha trovato parecchie conferme, vale a dire la “tropicalizzazione” del clima anche alle nostre latitudini. E’ una piccola forzatura che però spiega e giustifica, se non in tutti i casi in una buona parte, la concentrazione di piogge, intense ed anche violente, in pochi giorni l’anno. Da anni gli esperti di meteorologia e di difesa del territorio mettono in guardia contro questi cambiamenti climatici che ciclicamente si propongono. Se in passato però rientravano nel normale ciclo della natura, segnato anche da eccessi o fenomeni violenti, oggi tutto questo rischia di avere delle serie conseguenze sul territorio che ha subito una notevole trasformazione per mano dell’uomo. Pensiamo allo sviluppo urbanistico degli ultimi cinquant’anni che ha reso pressoché impermeabili migliaia di ettari di terreno. Nelle nostre città, quartieri, zone industriali, autostrade, l’acqua se non trova un’efficace via di fuga può causare in poche ore danni ingenti. Eppure i nostri canali, i nostri argini sono praticamente gli stessi del periodo della grande alluvione del 1966. E’ vero che dopo i disastri del 2010 c’è una maggiore consapevolezza come è vero che da allora qualche opera attesa e invocata da decenni è stata portata a termine. A partire dalle casse di espansione nel vicentino al rafforzamento degli argini. Altre però, come il completamento dell’Idrovia Padova – Mestre sono ancora al centro di discussioni e in attesa di finanziamenti. Intanto non ci resta che sperare nella clemenza del meteo.

 

Come esistono ed esisteranno ancora negli anni a venire i negazionisti dell’olocausto nazifascista, così esistono i negazionisti ambientali.Eppure già da bambino la maestra elementare mi spiegava l’effetto serra, anche se io allora non lo capivo. Penso che i miei coetanei e i più anziani possano ricordare che anni fa l’inverno era più rigido di adesso e le automobili in circolazione erano molte di meno, e i tornado sul territorio italiano così come le forti piogge alluvionali erano fenomeni molto rari. Personalmente mi ricordo che l’inverno si è mitigato a partire dagli anni novanta, o almeno fu allora che me ne accorsi in maniera evidente senza bisogno di ricorrere al parere degli scienziati. Eppure i governi che si sono succeduti in Italia, da allora, nulla hanno fatto di veramente incisivo per far diminuire i consumi di combustibili fossili ed incrementare invece l’utilizzo delle fonti di energia alternativa. Gli ambientalisti a tutt’oggi in Italia hanno poca voce in capitolo, vorrei quasi quasi dire che sono visti come fenomeno poco più che folcloristico. I problemi italiani in tutti questi anni sono sembrati altri. Ma a mio avviso fra i tanti problemi italiani è urgente anche quello della tutela dell’ambiente. Purtroppo pare non essere percepito e, come dice l’articolo, a noi non “resta che sperare nella clemenza del meteo”. Ma vi pare giusto arrendersi così? Perché mai dobbiamo abbandonarci al destino voluto dalle logiche liberiste del profitto? Perché anche i media non prendono posizioni più nettamente ambientaliste in modo da scuotere le coscienze dell’opinione pubblica? A livello locale, qui nel Veneto, come mai dopo anni ed anni di discussione ancora non si vuole realizzare l’importante (questa sì importante, altro che ponte sullo stretto di Messina) Idrovia Padova-Mestre?

Ci sono voluti anni per scongiurare il pericolo di centrali nucleari sul nostro territorio. Facciamo in modo che non ce ne vogliano troppi per migliorare l’aria, la terra, l’acqua e di conseguenza i cibi che consumiamo.

 

Fabio Benetti, 31 gennaio 2016

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