Gli ultimi giorni dell’Europa

“Le Monde”, Francia

Parigi

Non si sa più che termine usare. Sotto lo shock dell’ondata migratoria l’Europa si smembra, si disintegra, si decostruisce. A meno di un sussulto da qui al prossimo vertice europeo di aprile, gli storici individueranno nel periodo 2015-2016 l’inizio della decomposizione dell’Europa. Diranno che è stato un bel progetto, avviato a metà del novecento e conclusosi nel primo quarto del ventunesimo secolo. Che lo spirito europeo ha soffiato, con il sostegno dei popoli, per più di mezzo secolo, prima che il progetto si spegnesse, divenuto ormai impopolare, vittima della sua incapacità di rinnovarsi, minato dall’assenza di leader all’altezza.

È ancora possibile cambiare rotta, ma i fatti sono incontrovertibili. Gli europei sono divisi sulla crisi dei migranti. Non vogliono o non possono affrontare la questione insieme. Sanno che non esiste una soluzione unilaterale, a meno di non trasformare la Grecia in un immenso campo profughi.

Non ignorano il fatto che i problemi posti dall’arrivo di legioni di sventurati in fuga dalle guerre in Iraq e in Siria sono, per loro natura, transnazionali.

Ma gli ormai 28 paesi europei sono diventati incapaci di azioni collettive, se si esclude la gestione del mercato unico. La tragedia dei profughi ha creato una frattura politica: l’Europa dell’est non sente il bisogno di un’azione collettiva e crede che la cosa non la riguardi. E ha creato anche una frattura giuridica: perfino quando sono regolarmente votate, le decisioni prese dai capi di stato e di governo vengono violate spudoratamente da paesi che non si sentono vincolati dal fatto di averle firmate.

Lo spettacolo degli ultimi giorni mostra un’Europa in piena disgregazione. In teoria a settembre i paesi europei si erano messi d’accordo sulla ridistribuzione di circa 160mila richiedenti asilo. Ma sotto la spinta dei lussi migratori – per il 2016 è atteso un altro milione di persone – il panico sta prevalendo. Uno dopo l’altro gli stati sospendono gli accordi di Schengen. Le quote non vengono rispettate. L’Austria ha convocato un vertice informale dei paesi della “rotta balcanica” per isolare la Grecia e contenere i migranti all’interno delle sue frontiere. Atene e la Commissione europea non sono state informate e tutto si è svolto al di fuori del quadro dell’Unione, come se questa non esistesse. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán vuole organizzare un referendum sulle poche centinaia di richiedenti asilo che il suo paese dovrebbe accogliere e che secondo lui minacciano “l’identità culturale, religiosa ed etnica” dell’Ungheria. Insomma, una lunga lista di atteggiamenti nazionalistici e litigiosi. Proprio come quando l’“Europa” non esisteva.

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