Il nuovo capitalismo somiglia a quello di ieri

Author Evgeny Morozov

(di Evgeny Morozov – “Internazionale” n.1121)

 

La Silicon valley possiede le più grandi riserve di arroganza al mondo, ma è davvero in grado di creare un nuovo ordine economico? I suoi molti detrattori e sostenitori sono sempre più convinti di sì, anche se hanno opinioni diverse su che tipo di ordine sarebbe. Il nuovo libro di Paul Mason sul postcapitalismo tocca entrambi i poli di questo dibattito. Visto che tutto diventa digitale e connesso, scrive Mason, anche i nuovi sovrani del capitalismo faranno fatica ad arginare le nuove forme di dissenso e di organizzazione sociale che fanno parte di questo processo.

Mason, tuttavia, ha ragione solo a metà. E’ vero che stiamo entrando in una nuova era, ma è probabile che invece del capitalismo ci stiamo lasciando alle spalle la socialdemocrazia. Fin dai suoi albori, la socialdemocrazia è stata una questione di compromesso: i governi e il mondo degli affari hanno finito per accordarsi su una posizione conveniente per entrambi. I governi s’impegnavano a non mettere in discussione il primato del mercato, mentre le aziende accettavano di sottoporsi a un forte controllo normativo.

Per un po’ il sistema ha funzionato, ma non tutti avevano compreso i suoi fragili meccanismi interni. Prima di tutto, presupponeva che le economie avrebbero continuato a crescere praticamente all’infinito, fornendo così allo Stato le risorse per un generoso welfare. Inoltre prevedeva che lo Stato intervenisse per tutelare la dignità del lavoro, ma le privatizzazioni hanno limitato il margine di manovra dei governi. Infine, lo spirito della socialdemocrazia presupponeva un’alta considerazione di valori come la solidarietà e la giustizia.

Tutti questi pilastri si stanno oggi sgretolando sotto l’attacco del neoliberismo e della Silicon valley, che sfrutta le molte contraddizioni, ambiguità e debolezze retoriche degli ideali socialdemocratici. Prendete per esempio Uber. Che importa se alcune città pretendono che i tassisti seguano corsi di formazione per occuparsi dei passeggeri disabili? Per Uber tutti i passeggeri sono uguali, quindi non ha senso spendere di più per alcuni di loro. [una minoranza – n.d.r.] Fino a qualche anno fa un simile atteggiamento ci sarebbe potuto sembrare, forse, per certi di noi, ripugnante. Oggi invece qualcuno potrebbe chiedersi perché mai la sua corsa in taxi dovrebbe sovvenzionare quella di un cieco.

Le pratiche di Uber ricordano il capitalismo di prima dell’avvento della socialdemocrazia. I suoi autisti sono costantemente sorvegliati e condizionati – per esempio perché mantengano alti i giudizi ricevuti o il tasso di affidabilità assegnato dai passeggeri – ancor più di quanto succedeva ai lavoratori di una fabbrica taylorista negli anni venti. Anche se Uber esercita su di loro un controllo asfissiante, gli autisti non sono neanche formalmente assunti. Si può vedere con favore la flessibilità lavorativa offerta dall’azienda, ma è solo una funzione della generale precarietà della popolazione attiva: finché ci sono così tanti disoccupati, Uber può essere certa che ci sarà sempre qualcuno disposto a fare l’autista, anche solo per poche ore.

Molti altri pilastri della socialdemocrazia si stanno sgretolando. Per esempio, in Europa pochi sistemi sanitari sono in grado di sopravvivere alle sfide dell’invecchiamento, dell’obesità e dei tagli ai bilanci. Questo spiega l’entusiasmo irrazionale per i dispositivi indossabili e i sensori intelligenti che promettono di trasformare l’assistenza sanitaria in un sistema basato sulla prevenzione. Sono finiti i tempi in cui era possibile non pensare troppo alla salute: le app sanitarie sono una fonte costante di ansia, mentre il progetto della socialdemocrazia ha funzionato proprio perché le riduceva.

Un attacco simile minaccia un altro baluardo della socialdemocrazia: la tutela dei consumatori. Più la pubblicità e la raccolta di dati assumono importanza nell’economia digitale, più i prezzi sono determinati da algoritmi, altamente personalizzati e spesso concepiti per farci pagare il più possibile. Le tariffe di Uber e i prezzi dei biglietti aerei comprati in rete sono solo due esempi. Malgrado le app che ci rivelano il numero di calorie e i paesi d’origine dei prodotti che acquistiamo, anche per i consumatori si preannuncia un’epoca buia. Viene attaccata la filosofia alla base della socialdemocrazia, cioè l’idea che i governi e le amministrazioni locali possano imporre norme e regolamenti per controllare il mercato. La Silicon valley ritiene che solo il mercato può limitare se stesso. Tocca quindi agli stessi consumatori punire, per esempio attraverso giudizi negativi, i cattivi autisti o i padroni di casa inaffidabili: il governo deve restarne fuori.

Quindi sarebbe questo il postcapitalismo? Forse sì, ma dobbiamo tenere presente che il capitalismo è diventato stabile proprio grazie al compromesso socialdemocratico che stiamo lasciandoci alle spalle. Se è vero che il postcapitalismo sta emergendo dall’indebolimento delle protezioni sociali e della regolamentazione del mercato, possiamo usare una definizione migliore: ciò con cui abbiamo a che fare oggi si chiama precapitalismo.

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