Benessere?

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Mi vedo circondato da automobili, tornando dal lavoro, e penso che abbiamo inventato l’auto, abbiamo inventato il telefono, abbiamo inventato il computer, abbiamo inventato il denaro, ma non abbiamo ancora ottenuto  il benessere per tutti. Non viviamo a mio avviso nel vero benessere.

Poter mangiare, avere un riparo dove dormire, potersi vestire non è benessere, è riuscire a vivere. Gli animali ci riescono benissimo senza tutte le nostre invenzioni. Penso ai milioni di persone che invece muoiono di fame e di malattie, penso a coloro che non hanno neppure l’acqua potabile. Questo non è benessere.

Che cosa abbiamo noi, che siamo andati sulla Luna, più degli animali? Cosa abbiamo raggiunto più di quello che già avevano i nativi americani fino al 1800? Qual è il prezzo che stiamo pagando in termini di perdita del tempo libero e in termini di degrado ambientale per quello che altri, non io, chiamano benessere? Per quanto tempo ancora l’1 % della popolazione può mantenere il suo livello di ricchezza a discapito dell’altro 99%? Quanto si potrà tirare ancora la corda prima che si spezzi?

Mi sembra che ciascuno pensi a se stesso, e alla propria famiglia, al limite. L’idea di società, il sentirsi parte di qualche cosa che vada al di là della famiglia, non so dov’è. Andando in chiesa, forse, si sente parlare di comunità. Dov’è finito l’umanesimo dell’antichità?

Alla radio sento parlare del “Datagate”, lo scandalo delle intercettazioni di importanti personalità europee da parte dei servizi segreti USA, e penso che noi tutti lasciamo una traccia nel nostro vivere quotidiano: quando usiamo il cellulare, quando inviamo un’email, un sms, quando usiamo il bancomat, o alle casse del supermercato con la tessera promozionale, quando usciamo per le strade dove sempre più spesso ci sono le videocamere. Mi chiedo se non siamo intercettati in realtà un poco tutti. La quantità di informazioni quotidiane che inviamo ai computer remoti è notevole. Mi viene da pensare che la legge sulla privacy sia un paravento, e che in realtà se vogliono sanno tutto di noi: dove abitiamo, con chi parliamo al telefono, che cosa comperiamo. È la vita di oggi. La vita cui ci ha portato il progresso. E se fossimo spiati un po’ tutti?

I disoccupati aumentano, è difficile trovare lavoro sia per i giovani al primo impiego, sia per i cinquantenni rimasti senza. Quando hai un lavoro te lo devi tenere ben stretto per tutta la vita. Questa società non lascia spazio a ripensamenti, a desideri di cambiamento. Cambiare lavoro non si può.

I laureati bravi cercano lavoro all’estero, dove avere più opportunità. Gli imprenditori cercano di spostare l’impresa all’estero, dove la manodopera costa meno. L’evasione fiscale è dilagante. Lo stato sociale sembra non avere vie di sviluppo, attanagliato com’è il Paese dalla crisi, anzi, si pensa probabilmente a diminuirlo. Ciò che hanno avuto i nostri genitori, grazie al boom economico degli anni sessanta e a governi generosi, difficilmente lo avranno i nostri figli. Si parla ultimamente di ripresa, ma la ripresa tarda a venire.

Ed anche se ci fosse una ripresa, anche se uscissimo dalla crisi, resta ancora molto da fare in termini di investimenti per migliorare la qualità dell’ambiente in cui viviamo, per limitare i danni che stiamo facendo alla natura, per tornare a vivere in armonia con essa.

100pat

(Fabio Benetti, 2 novembre 2013)

 

 

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