A causa dell’uomo stanno sparendo i ghiacciai delle Dolomiti

marmolada

I giacimenti di neve delle montagne più belle del mondo stanno a poco a poco scomparendo e noi non possiamo farci niente. Per evitare questo fenomeno bisognerebbe eliminare l’inquinamento, ad esempio cioè chiudere le fabbriche che inquinano, favorire la diffusione di campagne naturalistiche come “le domeniche senz’auto”, incrementare l’utilizzo di risorse energetiche sostenibili e molto altro ancora, ma sembra che il punto di non ritorno sia già stato oltrepassato, e allora ci si dovrebbe accontentare di non peggiorare la situazione che è già pessima.

 

Dalla Marmolada all’Antelao, passando per la Fradusta, il Pelmo e tutti i siti minori, la superficie dei ghiacciai dell’arco dolomitico si è ridotta del 50 per cento in pochi anni. Gli scienziati svizzeri hanno da tempo lanciato l’allarme: il trend è stabilito e non si fermerà di certo. Anzi, è possibile che aumenti in modo esponenziale nel futuro immediato. il 90% dei ghiacciai delle Alpi presto si scioglierà e sarà disastro. Entro 50 anni la temperatura media salirà di due gradi, con conseguenti smottamenti, fiumi in piena , straripamenti di laghi, che stravolgeranno la vita di milioni di abitanti della regione alpina.

Se uno scenario tanto apocalittico è ancora soltanto una previsione, è già una realtà la scomparsa, negli ultimi quindici anni, di sei ghiacciai nelle dolomiti. E molti altri sono minacciati di estinzione. Siamo in presenza di una fase di ritiro che non ha precedenti nel nostro secolo. E proprio perché i ghiacciai dolomitici sono in genere di modeste dimensioni, ci si accorge della loro fragilità.

La causa di questo fenomeno è l’innalzamento della temperatura dovuto all’inquinamento atmosferico e il conseguente effetto serra, anche se la storia ci dice che già fra l’800 e il 1300 si è verificata una grande stagione calda, tanto che la coltivazione della vite è arrivata fino alla Norvegia, poi il globo è stato investito da una piccola era glaciale. Seicento anni di freddo, almeno rispetto alle medie odierne. Il termometro è tornato a salire fino al 1960, quando è scattato un nuovo impulso freddo che ha portato i ghiacciai dolomitici alla strepitosa forma che conoscevamo fino al 1980.

A delineare la nuova mappa dei ghiacciai è una ricerca realizzata dal Centro sperimentale valanghe e difesa idrogeologica di Arabba, che si fonda sui dati storici e su quelli rilevati nel corso di indagini del 1997. Dal 1980 ad oggi i pochi ghiacciai dolomitici che si avvicinano al tipo alpino hanno manifestato un continuo arretramento, in media 5-6 metri l’anno. Nel periodo a cavallo fra il 1991 e il 1995 il ghiacciaio del Travignolo si è ritirato di 75 metri e il ghiacciaio del Cristallo di 90 metri. Così è anche finito il maggiore dei ghiacciai dolomitici, quello della Marmolada, il quale ha subito un regresso medio di 45 metri e per il Ghiacciaio Inferiore dell’Antelao, che negli ultimi 15 anni ha fatto registrare un ritiro di 50 metri. Il ghiacciaio della Fradusta in pochi anni, dal 1991 al 1995, è arretrato di 35 metri.

A subire le conseguenze peggiori sono stati i ghiacciai di dimensioni più piccole che si sono estinti. Così oggi non esistono più il ghiacciaio di Pisciadù e il ghiacciaio delle Mesules che erano posti nel settore settentrionale del Gruppo del Sella, il ghiacciaio di Dentro del Froppa, sulle Marmarole, il ghiacciaio di cimo Cadin e di Antemia, nel gruppo della Marmolada, il ghiacciaio del Pelmo che occupava una parte del grande circo sudorientale della montagna. Rischiano di fare la stessa fine i piccoli ghiacciai delle Tofane a Cortina.

Per avere un’idea di come evolve il fenomeno il limite delle nevi temporaneo di fine agosto negli ultimi 15 anni si è spostano in media di 140 metri più in alto rispetto al decennio 1972-1981. Dal punto di vista climatico le temperature estive (vale a dire da giugno a settembre) dal 1977 in poi manifestano una chiara tendenza a rialzo, superando fin dal 1979 la media del triennio 1953-1955. Nel decennio 1981-1990 l’ambiente è stato in media di 1,2 gradi centigradi più caldo rispetto al 1956-1980.

La tendenza che caratterizza le temperature estive si registra pure su scala annuale. Anche le precipitazione nevose sono diminuite notevolmente: rispetto al ventennio 1961-1980 la neve caduta d’inverno ( cioè da ottobre a maggio) nel decennio 1981-1990 è stata mediamente del 15% in meno con un picco del 28% in meno a Cortina.

Il pianeta ha la febbre”, avverte il glaciologo Franco Secchieri, profondo conoscitore dei ghiacciai e grande esperto dei siti glaciogeni delle Dolomiti “e questa situazione cambia anche il volto alle montagne e ai ghiacciai”.

 

Fabio Benetti, 13 febbraio 2017

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