Il clima sta già cambiando

obama

 

The Guardian, Regno Unito, “Internazionale” n. 1145, 18 marzo 2016

 

“Di solito non commento l’andamento dei singoli mesi”, ha twittato il climatologo della Nasa Gavin Schmidt il 12 marzo. “È più una questione di meteo che di clima. Ma il mese scorso è stato particolare”.

 

Ed è vero: a febbraio la temperatura globale è stata di 1,35 gradi superiore alla media dello stesso mese tra il 1951 e il 1980, uno scarto mai raggiunto prima.

 

Di fronte all’incalzare dell’attualità, tra guerre civili, profughi e terrorismo, può essere difficile mantenere alta la concentrazione su minacce ancora più gravi che si profilano sul lungo periodo.

 

Ma le conseguenze dei mutamenti climatici, come la siccità o gli eventi meteorologici estremi, contribuiscono già ora all’instabilità politica, alimentando i grandi flussi di persone tra i continenti.

 

Gli scettici attribuiscono il record di febbraio al Niño, ma secondo i climatologi questo fenomeno ha un ruolo marginale.

I quasi duecento paesi che a dicembre hanno firmato l’accordo di Parigi sulla riduzione delle emissioni di gas serra non dovrebbero aver bisogno di altre motivazioni per aumentare il loro impegno.

 

Secondo la maggior parte degli esperti, in realtà, l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale entro il limite di 1,5 gradi fissato a Parigi sembra già insufficiente.

 

Gli Stati Uniti, che sono ancora il paese con le più alte emissioni pro capite, si stanno lentamente avviando nella giusta direzione sotto la guida del presidente Barack Obama, che vuole essere ricordato per la sua azione contro il cambiamento climatico. Il 15 marzo il governo statunitense ha sottoscritto un importante accordo con il nuovo premier canadese Justin Trudeau per limitare le trivellazioni nell’Artico. Ma solo uno dei candidati alle primarie repubblicane, l’outsider John Kasich, ammette che il riscaldamento globale è dovuto all’azione umana. E l’ambiziosa promessa di Hillary Clinton di limitare l’uso del carbone sarà stata accolta bene in Florida, dove l’innalzamento del livello del mare è già una realtà, ma molto meno tra le tute blu del Midwest che sostengono Donald Trump.

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