I colori della guerra fredda

diaq

Alexandre Clérisse, Thierry Smolderen, L’ESTATE DIABOLIKA, Bao publishing

Il clima di un’epoca condensato nel colore. Gli anni sessanta furono un decennio di grandi speranze (e illusioni) ma anche di creatività radicale straripante, a cominciare dal pop. Dopo “Souvenir dell’impero dell’atomo”, del 2013, dove la reinvenzione fantascientifica della guerra fredda come del pop divenivano un unico oggetto (non identificato), ora la stessa coppia di autori continua l’esplorazione ludica e seria del rapporto tra inconscio e immaginario collettivo, psicosi personale e diffusa, rilettura storica e interiore del clima di quegli anni. Nel raccontare il senso di abbandono (paterno) di un adolescente durante l’estate (coloratissima) del 1967, Smolderen costruisce un caleidoscopio di riferimenti (Warhol, Fantômas, Guy Peellaert e Hanna-Barbera, il film “Diabolik” di Lamberto Bava) e Clérisse, omaggiando il pop concettuale (ma in bianco nero, delizioso paradosso) del disegnatore di Diabolik, Sergio Zaniboni, crea un fumetto unico, sulla postura dell’impostura, di cui il mondo traditore degli adulti è maestro verso la verità dell’infanzia. La tavola iniziale ne è un presagio: il padre che osserva il figlio è inquietante nonostante l’aria rassicurante. Dietro al gioco di specchietti retrovisori che diventano specchi appare quello più inquietante dei riflessi delle maschere.

Le nostre maschere, i nostri riflessi.

Francesco Boille, INTERNAZIONALE, n. 1169, 2 settembre 2016

I commenti sono chiusi.