Difficile da inquadrare

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Dietro tutte le battaglie per i diritti civili in Italia c’è stato Marco Pannella. Battaglie difficili da portare avanti, come dimostra la legge annacquata sulle unioni civili, approvata di recente dal parlamento italiano.

 

Pannella era così difficile da inquadrare che tutte le etichette che gli furono affibbiate e che lui accettò (giornalista, radicale, socialista, anticlericale, antimilitarista, pacifista) sono comunque subordinate all’atteggiamento da combattente che segnò tutta la sua vita.

 

Una biografia piena di grandi lotte: per il divorzio, negli anni sessanta; per l’aborto, negli anni settanta; e, fino alla fine, per i diritti civili. Una biografia piena anche di piccole scaramucce esotiche come quelle legate alla campagna per la legalizzazione delle droghe, che lo portò a distribuire hashish in pubblico.

 

Per una di queste iniziative, nel 1995 a Roma, fu arrestato e condannato in primo grado. Assolto poi in appello.

 

Ecco perché anche i poteri forti italiani, contro cui Pannella lottò ferocemente, hanno finito per riconoscere la sua levatura morale.

 

Il presidente del consiglio Matteo Renzi l’ha definito un “leone della libertà”, e il Vaticano, attraverso Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, ha sottolineato la sua “eredità umana e spirituale importante, di rapporti franchi, di espressione libera e di impegno civile e politico generoso, per gli altri e in particolare per i deboli e i bisognosi di solidarietà”.

 

Ma forse è stata l’ex commissaria europea ed ex ministra italiana Emma Bonino, compagna di tante battaglie, ad aver sintetizzato meglio e in una sola frase la sua figura: “Mancherà a tutti, perfino ai suoi avversari”. Perché Pannella, ricorda Bonino, “ci lascia una riflessione di cosa deve essere la politica, l’impegno e la passione. Mancheranno il suo senso delle istituzioni, delle regole e dello stato di diritto”. Il leader radicale ha combattuto in tutti i modi e contro tutti, ma non ha mai rotto i ponti con nessuno. Nelle immagini della sua vita pubblicate in questi giorni dai giornali italiani spiccano le fotografie degli ultimi anni. Condannato dall’età, dagli scioperi della fame e dai due tumori, Pannella accoglieva a casa sua tutti: da Matteo Renzi a Silvio Berlusconi. Discuteva con tutti e sfidava tutti, con i suoi occhi azzurri, il suo perenne sorriso, la sua sigaretta accesa e le sue mani grandi, per la lotta ma anche per l’abbraccio.

 

Se c’era qualcosa che il vecchio radicale odiava erano i dogmi. Già nel 1975 disse in un’intervista: “Non credo nelle ideologie, non credevo nelle ideologie codificate e affidate ai volumi rilegati e alle biblioteche e agli archivi.

 

L’ideologia te la fai tu, con quello che ti capita, anche a caso”. Oltre a lottare per i diritti civili in Italia, negli anni novanta Pannella trasformò il Partito radicale in una formazione transnazionale per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi come la pena di morte o la fame nel mondo. Era un ritorno alle origini: nel 1968 era stato arrestato a Soia mentre protestava per l’invasione della Cecoslovacchia da parte delle forze del patto di Varsavia.

 

Per annunciare la sua morte, Radio radicale ha trasmesso il requiem di Mozart.

 

C’è stato anche chi ha ricordato la canzone che gli aveva dedicato Francesco De Gregori: “Il signor Hood era un galantuomo, sempre ispirato dal sole, con due pistole caricate a salve e un canestro di parole”. Questo era Marco Pannella.

(Pablo Ordaz, El Paìs, Spagna, “Internazionale” n. 1155, 27 maggio 2016)

 

 

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