Dolci acque, ma con molti inquinanti

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(di Mario Tozzi, primo ricercatore Cnr – Igag e conduttore TV)

 

Forse sospettavamo che le acque dolci del Belpaese fossero inquinate, ma che lo fossero parecchio e che ancora non ci sia un panorama completo è una novità preoccupante. La percentuale dei punti inquinati, secondo l’ultimo rapporto ISPRA, cresce +20% nelle acque superficiali, +10% in quelle sotterranee. E sono state rinvenute ben 224 sostanze diverse (erano 175 nel 2012): fino a 48 sostanze in un singolo campione. E la tossicità di una miscela è sempre più alta di quella dei singoli componenti. Però la cosa più inquietante è che, sebbene il rapporto venga costruito sulla base dei dati forniti dalle Regioni, la copertura del territorio non è completa, né omogenea, soprattutto per quanto riguarda le regioni centro-meridionali: non si dispone affatto di informazioni per il Molise e la Calabria e mancano i dati relativi a cinque Regioni per quanto riguarda le acque sotterranee. In un paese moderno ciò non dovrebbe neppure essere tollerato.

 

Ma cosa inquina le acque con cui irrighiamo i nostri campi o che beviamo? Nelle acque superficiali, il glifosato è tra le sostanze che superano più spesso i limiti. Ne abbiamo già parlato, si tratta di una sostanza dannosa per la salute secondo l’UE, ma curiosamente scagionata dall’OMS solo qualche settimana fa. Il problema è, più in generale, quello dei pesticidi: sono circa 130.000 le tonnellate di prodotti fitosanitari utilizzate ogni anno in Italia. Ad essi, si aggiungono i biocidi, impiegati in tanti settori di attività, di cui non si hanno informazioni precise sulle quantità e sulla distribuzione geografica delle sorgenti di rilascio.

 

Diffusa è anche la presenza dei neonicotinoidi, sia nelle acque superficiali, sia in quelle sotterranee: la classe di insetticidi più utilizzata a livello mondiale e largamente impiegata anche in Italia e uno dei principali responsabili della perdita di biodiversità e della moria di api. In sintesi gli erbicidi sono ancora le sostanze più rinvenute, soprattutto a causa dell’utilizzo diretto sul suolo, spesso concomitante con i periodi di maggiore piovosità di inizio primavera, che ne determinano un trasporto più rapido nelle acque. Rispetto al passato, è aumentata notevolmente la presenza di fungicidi e insetticidi, soprattutto perché è aumentato il numero di sostanze cercate e la loro scelta è più mirata agli usi su territorio. Il risultato complessivo indica un’ampia diffusione della contaminazione, maggiore nelle acque di superficie, ma elevata anche in quelle sotterranee, con pesticidi presenti anche nelle falde profonde.

 

In sintesi le acque dolci italiane sono più malmesse di quello che potevamo sperare e le sostanze utilizzate in agricoltura sono tra i principali fattori di inquinamento. Tutto questo quando l’agricoltura biologica, che fa a meno di questi prodotti, oltre a essere ecosostenibile, è sempre più popolare e prescelta dai consumatori.

 

 

Dal mensile soci COOP, agosto 2016

 

 

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