Donne e salute

tacchini

 

CONOSCERE PER PREVENIRE

dalla rivista “Coop” di giugno 2016

 

 

Ogni fase della vita ha delle esigenze nutrizionali specifiche e la donna più dell’uomo dovrebbe conoscere i suoi appuntamenti fisiologici, come la gestazione, l’allattamento o la menopausa, per adottare delle semplici ma preziose cautele protettive.

 

Questo, in estrema sintesi, ha voluto sottolineare il Ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin, nell’istituire una prima giornata, da ripetersi il 22 aprile di ogni anno, sulla criticità dei temi e per quanto mi riguarda sui suggerimenti scaturiti dal tavolo di lavoro “Alimentazione e fasi di vita della donna” di cui sono stato chiamato a far parte. Va precisato che in questa prima “Giornata nazionale della salute della donna” vi erano ben altri nove tavoli dedicati alla sessualità, fertilità e salute materna, diritto alla salute, prevenzione dei tumori femminili e altri spunti di attualità come la violenza, la comunicazione o la medicina estetica.

 

L’adesione e l’entusiasmo degli intervenuti, dai vari esperti ai testimonial, ha confermato l’opportunità dell’iniziativa. Non è facile sintetizzare argomenti apparentemente scontati ma contaminati da pregiudizi antichi (pensiamo alla donna gravida a cui i parenti suggerivano di mangiare per due!) o da visioni strettamente specialistiche che per l’eccessivo timore di una ipercolesterolemia, vieterebbero perfino degli alimenti-base (carni, uova o il latte e i suoi derivati) a una donna in menopausa incrementandone così l’osteopenia con il seguito drammatico di una precoce osteoporosi e di fratture vertebrali spontanee.

 

In tema di alimenti la donna è tuttora “opinion leader” indiscussa degli acquisti e del trattamento dei cibi, perciò è necessario che sappia scegliere gli alimenti più adatti alle specifiche esigenze delle varie età. Tuttavia questo non significa cancellare le tradizioni gastronomiche ma richiede attenzione e conoscenze consolidate perché la nutrizione deve tener conto di fattori specifici e individuali (ad esempio le cosiddette intolleranze quando documentate, la digeribilità, l’apprezzamento gastronomico ma anche le porzioni, la frequenza e l’alternanza giornaliera e settimanale dei vari nutrienti).

 

Le scelte alimentari quindi non possono derivare dal plagio pubblicitario ma debbono far parte del bagaglio scolastico, per creare dei cittadini consapevoli, capaci di interpretare quanto riportato sull’etichetta nutrizionale. Soltanto con una migliore e più diffusa cultura del cibo e non solo con i controlli dei NAS si potranno condizionare i grandi e piccoli produttori al rispetto delle regole e si potrà influire perfino sugli sprechi o sulla sostenibilità planetare delle scelte alimentari con un più ponderato consumo di acqua e di cibo.

 

Eugenio del Toma, presidente onorario dell’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica

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