Europa

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“Bisogna scegliere il male minore”. “Non c’è alternativa”. “Votiamo tappandoci il naso”. È incredibile come, a tutte le latitudini, il dibattito politico sia stato preso in ostaggio dalle stesse parole d’ordine, impedendo di fatto ogni reale confronto. Nel momento in cui mandiamo in stampa questo numero di Internazionale non sappiamo se i britannici abbiano scelto di restare in Europa o di uscirne. Chi legge queste righe, invece, sa già se si è trattato di un allarme poi rientrato oppure se il voto ha innescato un processo dagli esiti imprevedibili e potenzialmente disastrosi.

In ogni caso può essere utile provare a riflettere su alcuni aspetti della campagna elettorale britannica che resistono al di là del risultato. Gli ingredienti sono stati essenzialmente due: da una parte dei politici senza scrupoli che hanno deciso di cavalcare il malcontento per proprio tornaconto elettorale; dall’altra dei mezzi d’informazione che hanno soffiato sul fuoco del risentimento nel tentativo di recuperare un peso e un ruolo ormai irrimediabilmente persi. L’impasto ha prodotto una campagna elettorale che, come spesso succede in questi casi, ha azzerato ogni complessità, ogni sfumatura, ha appiattito tutto in un sì o no che non ha lasciato spazio a nient’altro ed è culminata nell’omicidio della deputata laburista Jo Cox.

Eppure c’è tanto di quest’Europa che bisognerebbe rimettere in discussione, in termini di democrazia reale, potere dei cittadini, scelte economiche, ruolo delle grandi istituzioni finanziarie. Ma per farlo, perché ogni voce riesca ad esprimersi in modo articolato, è necessario che nessuno agiti minacce o spauracchi e che, chi vuole, possa scegliere liberamente di stare dentro l’Europa ma facendo di tutto per cambiarla.

 

 

Giovanni De Mauro, “Internazionale” n. 1159, 24 giugno 2016

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