Il fascino potente di un rito antico

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“E’ un rito millenario che per gli uomini moderni rappresenta un richiamo irresistibile: l’alpeggio ci riporta a tempi e ritmi che abbiamo perduto”, dice l’antropologo Annibale Salsa, membro del comitato scientifico della Fondazione Dolomiti Unesco.

COME SAREBBERO LE ALPI SENZA MALGHE E SENZA GLI UOMINI DELLE MALGHE?    “Sarebbe una montagna profondamente diversa. In particolare i pascoli sarebbero praticamente irriconoscibili, invasi dai cespugli alle quote più alte, ricoperti dai boschi alle quote inferiori. E’ quello che sta succedendo da qualche anno nelle località dove gli alpeggi sono stati abbandonati. Perché i pascoli, dobbiamo ricordarlo, sono un passaggio culturale, costruito dall’uomo nel corso degli anni”.

LA DESMONTEGADA E’ DIVENTATA ANCHE UN FENOMENO TURISTICO. PERCHE’ TANTO INTERESSE?   “La gente ormai non conosce più il tempo discontinuo, cioè il tempo basato sulla ciclicità: nella società moderna infatti viviamo in un tempo continuo dove non c’è più differenza tra giorni ordinari e giorni festivi e tra le diverse fasi dell’anno. La modernità ha cancellato gli eventi particolari che scandivano la nostra vita, ma è rimasto un bisogno di diversità che viene mortificato. Con eventi come la desmontegada emerge il tempo delle origini, quello di cui sentiamo la nostalgia. Non dico che ne abbiamo bisogno, ma sicuramente ne subiamo il richiamo”.

A QUANDO RISALE IL RITO DELL’ALPEGGIO?   “La pratica dell’alpeggio è antichissima e tipica delle Alpi: era già conosciuta in epoca romana. Ecco perché ci restituisce i ritmi che abbiamo perduto. E se parliamo della transumanza andiamo anche più indietro nel tempo”.

IN QUESTO CASO SI TRATTA DI UN’ATTIVITA’ CHE NON E’ STAGIONALE.   “Esatto, il pascolo vagante appartiene a un codice culturale diverso che si ritrova in tutto il mondo: mentre l’alpeggio prevede la salita in alto a giugno e la discesa a settembre, la pastorizia transumante avviene durante l’arco di 365 giorni, alla ricerca di foraggio. Anche questo è un fenomeno conosciuto e ancora praticato in Trentino: pensiamo ai pastori nomadi che dai versanti del Lagorai (uno dei gruppi montuosi più selvaggi della provincia di Trento) si spostano verso l’Adriatico per rientrare in montagna durante il periodo estivo. Un fenomeno ancora diffuso”.

LE MALGHE SONO STATE UN ELEMENTO IMPORTANTE PER LE COMUNITA’ DI FONDO VALLE?

“Certo, l’apicoltura è l’elemento identitario più forte che c’è sul territorio alpino. La stessa essenza delle Alpi rimanda all’idea dell’alpeggio, naturalmente a quote diverse in base alla località. Tutto questo con una forte componente paesaggistica, perché le malghe e il territorio disegnato dall’uomo nel corso dei secoli ormai fanno parte del nostro paesaggio”.

 

Andrea Selva, “la Repubblica”, venerdì 2 settembre 2016

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