Fermare l’epidemia

Da “The New York Times”, Stati Uniti, “Internazionale” n. 1132, anno 23

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Tutte le persone perbene sono tristi e arrabbiate per l’ultimo massacro di persone innocenti, avvenuto il 2 dicembre a San Bernardino, California. Le forze di sicurezza e d’intelligence si sono concentrate sui collegamenti tra gli assassini e il terrorismo internazionale. Ed è giusto che sia così.

 

Ma il movente non cambia la sostanza di quello che è successo a San Bernardino, o di quello che negli ultimi mesi è successo in California, in Colorado, in Oregon, in South Carolina, in Virginia, in Connecticut e in molti altri posti. E l’attenzione e la rabbia degli statunitensi dovrebbero essere indirizzate anche verso i politici che devono garantire la nostra sicurezza e che invece sono molto più interessati ai soldi e al potere di un’industria che fiorisce grazie alla diffusione incontrollata di armi da fuoco sempre più letali.

 

Il fatto che dei civili possano acquistare un’arma progettata per uccidere con impressionante velocità ed efficienza è uno scandalo e una vergogna per questo paese. Stiamo parlando di armi da guerra, pubblicizzate come strumenti per vigilantes machisti o perfino ribelli. I politici pregano per le vittime delle armi da fuoco e poi, freddamente e senza pensare alle conseguenze, si oppongono a ogni minimo tentativo di limitare la diffusione delle armi usate negli omicidi di massa. L’hanno fatto anche subito dopo la strage di San Bernardino. Ci distraggono con la parola terrorismo, ma non dobbiamo dimenticare che questi massacri sono tutti, a modo loro, atti di terrorismo. Come fanno dopo ogni strage, le persone che si oppongono alle restrizioni sulla vendita e sul possesso di armi hanno ripetuto che nessuna legge può prevenire un singolo crimine. E’ vero che il controllo delle armi solleva problematiche costituzionali. Ed è vero che alcuni assassini hanno ottenuto armi illegalmente in paesi come la Francia, il Regno Unito e la Norvegia, che hanno leggi molto restrittive. Ma almeno questi paesi cercano di limitare la diffusione di armi. Invece negli Stati Uniti i politici favoriscono gli aspiranti omicidi creando per loro un mercato delle armi, mentre gli elettori permettono a questi politici di mantenere i loro incarichi. Ormai è finito il tempo delle parole: dobbiamo ridurre drasticamente il numero delle armi in circolazione, eliminando alcune categorie di armi e munizioni.

 

Alcuni tipi di armi, come i fucili d’assalto leggermente modificati usati in California (insieme ad alcuni tipi di munizioni), devono essere vietati ai civili. E’ possibile definire queste armi in modo chiaro ed efficace, ed è necessario che chi le possiede le consegni alle autorità per il bene di tutti i cittadini. Non c’è momento migliore di un’elezione presidenziale per dimostrare che gli Stati Uniti hanno conservato il senso della decenza.

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