Ignorare i profughi non servirà

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Il mondo sta assistendo al più grande esodo di profughi degli ultimi decenni, provocato dai conflitti in Medio Oriente, Nordafrica e Asia meridionale.

 

Forse però “assistere” è la parola sbagliata.

 

Molti leader mondiali, compresi quelli della maggior parte dei paesi più ricchi, hanno scelto di voltarsi dall’altra parte e sono più interessati a barricarsi contro le conseguenze dei conflitti che a lavorare per ritrovare la pace e la stabilità.

 

Questo disinteresse è apparso chiaramente al vertice umanitario mondiale che si è svolto il 23 e 24 maggio a Istanbul. La maggior parte dei capi di stato dei paesi ricchi – tra cui gli Stati Uniti – non si è presentata, meritandosi il rimprovero del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.

 

Anche se alcuni dei conflitti in corso potrebbero essere risolti, ci vorrebbero decenni e miliardi di dollari per affrontarne tutte le ramificazioni.

 

La sfida sarà complicata dal fatto che il cambiamento climatico e i disastri naturali spingeranno altre persone a lasciare le loro case. La comunità internazionale spende circa 25 miliardi di dollari all’anno in aiuti umanitari. Sembra una cifra elevata, ma in realtà per fare il loro lavoro adeguatamente le agenzie avrebbero bisogno di altri 15 miliardi. Tra le agenzie più in difficoltà c’è sicuramente l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), che si occupa del reinserimento dei rifugiati e da anni non ha fondi sufficienti.

 

Questa carenza ha spinto milioni di profughi a mettersi nelle mani dei trafficanti e a intraprendere pericolosi viaggi alla ricerca di una nuova vita. Secondo l’Unhcr nel mondo ci sono 59,5 milioni di profughi, tra cui 19,5 rifugiati. I medici continuano a svolgere un lavoro eroico nelle zone di guerra, pur subendo attacchi ripetuti e spesso deliberati. Medici senza frontiere, che gestisce molti ospedali nelle zone di guerra, non ha partecipato al vertice definendolo “una foglia di fico fatta di buone intenzioni”. Gli aiuti umanitari, compresi il cibo e le medicine di base, spesso raggiungono le zone sotto assedio quando è troppo tardi. Ogni giorno c’è gente che muore per malnutrizione e mancanza di cure.

 

Al termine del vertice di Istanbul gli organizzatori hanno chiesto ai leader di fare di più per risolvere i conflitti, difendere i diritti umani e distribuire i profughi in modo più equo. Sono tutti obiettivi nobili ma, a meno che i governi non accettino impegni vincolanti, difficilmente saranno raggiunti. Costruire barriere e rafforzare i controlli alle frontiere per fermare l’ondata di disperati può essere conveniente a livello politico. Ma questo servirà solo ad aumentare i costi a lungo termine di una crisi che anno dopo anno continua a diffondere le sue metastasi.

 

(The New York Times, Stati Uniti, “Internazionale” n. 1156, 2 giugno 2016)

 

 

 

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