In Cina un’insolita ondata di voci critiche

A Chinese bank employee counts yuan notes at a local bank in Nanjing, capital of east China's Jiangsu province, March 6, 2006. China's yuan is likely to appreciate around 3 percent a year in the near term, a prominent economist and adviser to parliament said on Sunday. REUTERS/Stringer - RTR16X7Z

 

Josh Horwitz, Quartz, Stati Uniti, “Internazionale” n. 1144

 

A Pechino sono in corso gli incontri annuali dell’assemblea nazionale del popolo (il parlamento cinese) e della conferenza politica consultiva del popolo (Cppcc, la massima istituzione cinese con funzione consultiva). Questi incontri riuniscono, tra il 5 e il 16 marzo, cinquemila delegati e consiglieri per fissare il piano economico e politico del paese. Le cosiddette “due sessioni” raramente generano un vero dibattito, ma quest’anno hanno avuto un inizio atipico.

Diversi membri della Cppcc (consulenti del partito in ambiti che vanno dall’università al cinema) hanno infatti invocato apertamente una maggiore libertà per i cittadini, e i mezzi d’informazione hanno riportato le loro dichiarazioni. Questo mentre in Cina vengono colpiti duramente la libertà d’espressione e i diritti umani. Da quando il presidente Xi Jinping si è insediato, nel 2012, le voci più critiche vengono messe a tacere, chi si batte per la difesa dei diritti umani viene incarcerato, ci sono più restrizioni per i siti internet e le tv, e i giornalisti che si occupano di temi sensibili rischiano sempre più spesso di finire in prigione. Questo però non ha scoraggiato i consulenti del partito né i mezzi d’informazione.

Jiang hong, docente di economia e finanza all’università di Shanghai, avrebbe dichiarato ad alcune testate che durante una sessione a porte chiuse intende parlare di libertà d’espressione. Questo dopo la censura di una sua intervista concessa il 3 marzo al settimanale Caixin.

Nell’intervista Jiang hong sosteneva che il governo ha l’obbligo di garantire ai cittadini la libertà d’espressione: “Per quanto riguarda le questioni interne al partito, non ho il diritto di criticare. Ma in quanto cittadino la mia libertà d’espressione dev’essere protetta”. Secondo un documento in inglese di Caixin (anche questo rimosso), le autorità avrebbero chiesto al settimanale di rimuovere l’articolo dal “contenuto illegale”. Le dichiarazioni di Jiang sono state cancellate anche dal suo account WeChat. In un’intervista successiva Jiang ha definito questi interventi “completamente inaccettabili”.

Sorprendentemente, Caixin ha poi pubblicato un nuovo articolo in cui Jiang hong chiede più democrazia, un’azione legalmente perseguibile in Cina.

 

Dibattito cristallino

Jiang non è l’unica persona legata al governo ad aver rilasciato dichiarazioni simili durante le due sessioni. L’8 marzo Zhu Zhengfu, vicepresidente dell’Associazione degli avvocati cinesi, è intervenuto davanti alla Cppcc per condannare l’uso crescente delle confessioni in tv prima dei processi: “Troppi motivi potrebbero spingere le persone a confessare. Non dovremmo trattarle come criminali”. Wang guoqing, portavoce di turno del Cppcc, ha promesso di rispondere alle domande dei cronisti: “Se non è in ballo la sicurezza nazionale, perché non dovrei rispondere?”. Il China Daily, quotidiano di stato in lingua inglese, ha elogiato in un editoriale le dichiarazioni di Zhu e Wang e ha chiesto più trasparenza. “Più l’argomento è spinoso e più il dibattito dev’essere cristallino”, si legge sul quotidiano.

Anche i rappresentanti dei mezzi d’informazione e dell’industria dell’intrattenimento si stanno facendo sentire. In un’altra sessione del Cppcc, l’attore e produttore Zhang guoli ha criticato le restrizioni alla produzione di film e programmi tv. Bai yansong, volto popolare dell’emittente statale Cctv, ha chiesto alla Cppcc più libertà per i mezzi d’informazione, sostenendo che i giornalisti hanno bisogno di autonomia per occuparsi di temi, come la questione demografica o l’ambiente, su cui il governo ha promesso di impegnarsi.

Reuters

Il 5 marzo, nel discorso di apertura della sessione dell’Assemblea nazionale del popolo, il primo ministro Li Keqiang ha annunciato che l’obiettivo di crescita per il 2016 è tra il 6,5 e il 7 per cento, meno del 7 per cento che era stato fissato (e non raggiunto) per il 2015. L’economia cinese sta risentendo della fase di transizione da un modello basato sugli investimenti e il commercio a uno basato sui consumi interni.

Secondo la Reuters, nei prossimi 2-3 anni Pechino destinerà 51 miliardi di euro ai 5-6 milioni di lavoratori che si stima rimarranno disoccupati dopo la chiusura di molte fabbriche inquinanti e in sovrapproduzione. A febbraio le esportazioni sono calate del 25,4 per cento, il tasso più basso degli ultimi 20 anni.

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