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Oggetto: reddito di cittadinanza – le esclusioni

Il reddito di cittadinanza sta subendo da molte settimane continue restrizioni cosicchè la platea di potenziali destinari si è via via ridotta. Continuare a chiamarlo “di cittadinanza” è falsificare la realtà di un intervento che di fatto riguarderà i nuclei famigliari ed i pensionati che vivono al di sotto della soglia di povertà, ragione per cui sarebbe opportuno definirlo “reddito di inclusione “ come il precedente Rei.

Non mi sento certo di criticare tale individuazione dei destinatari ma la misura è assolutamente insufficiente se vuole essere, come prevedeva la propaganda elettorale, un sostegno per l’avvio al lavoro di chi è disoccupato o inoccupato. Infatti, rimangono esclusi i giovani, maschi e femmine, che in mancanza di lavoro o in presenza di un lavoro precario vivono di fatto sulle spalle dei genitori con lavoro e/o con pensione, e le donne che sono a carico del coniuge lavoratore e che vorrebbero invece essere autonome economicamente.

L’Italia “vanta” la maglia nera in Europa per il tasso di disoccupazione dei giovani (oltre il 30% nella fascia 15-24 anni e oltre il 16% in quella dai 25 ai 34 anni) e delle donne (circa il 49%). Rispetto all’entità del Pil italiano, aumentare l’occupazione di questi soggetti comporterebbe la crescita di diversi punti dello stesso.

E’ sempre colpa dei vincoli europei se la spesa pubblica non può essere incrementata per stimolare maggiori investimenti pubblici e privati e l’aumento dei posti di lavoro? Solo in parte mentre bisogna guardare al versante delle entrate che sarebbero necessarie per mantenere e migliorare l’attuale livello di welfare.

Per incamerare entrate sufficienti per gli investimenti e per il lavoro bisognerebbe ridurre assolutamente l’evasione fiscale, tassare i grandi patrimoni , diminuire le spese militari, aumentare i salari, ridurre l’orario di lavoro etc. mentre non mi pare che i partiti al governo abbiano una visione socialmente avanzata del paese, visione che implicherebbe innanzitutto la diminuzione delle diseguaglianze redistribuendo la ricchezza prodotta, spostandone dalla minoranza che è sempre più ricca (il 5% degli italiani più ricchi tiene quasi il 40% di tale ricchezza) alla maggioranza che si è impoverita.

Risponde agli interessi degli italiani uno Stato che distribuisca redditi senza toccare i profitti e le rendite, che introduca la flat tax violando la progressività della tassazione, prevista dalla Costituzione, facendo così crescere il debito pubblico, od uno Stato che si faccia parte attiva nell’economia programmando ed attuando un piano di investimenti per rimettere in moto l’economia e per stimolare la ripresa delle assunzioni, uno Stato che riduca l’orario di lavoro per redistribuire occupazione e stipendi? Lascio la risposta a chi legge.

Lorenzo Baldo

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