Justin Trudeau non è di sinistra

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Ad agosto a Kingston, in Ontario, i Tragically Hip, un gruppo rock canadese, hanno tenuto il loro ultimo concerto. Nel pubblico c’era il primo ministro Justin Trudeau in perfetta tenuta canadese (giubbotto di jeans, jeans e t-shirt della band), accompagnato dal suo consigliere politico, Gerry Butts. Poco prima Trudeau aveva twittato una sua foto mentre abbracciava appassionatamente Gord Downie, il leader del gruppo, che durante il concerto ha chiesto al primo ministro di fare di più per le popolazioni indigene. Downie è, insieme a Joni Mitchell, Margaret Atwood e David Cronenberg, un’icona della cultura nazionalista della sinistra anglocanadese. Il cantante sembrava convinto che Trudeau avrebbe fatto “ciò che era giusto” per “aiutare quelle persone”.

In Canada molta gente di sinistra condivide la stessa sincera speranza che Trudeau possa rappresentare una svolta progressista per il paese. Dopotutto, dicono, nella campagna elettorale del 2015 si è schierato a sinistra rispetto ai progressisti del Nuovo partito democratico (Ndp). Trudeau si è presentato come il candidato contrario all’austerità e ha promesso importanti provvedimenti in campo sociale, tra cui la legalizzazione della marijuana.

 

Storia cinese

Per molti versi Trudeau ha condotto una campagna elettorale simile a quella di Pablo Iglesias, il leader del partito di sinistra spagnolo Podemos, anche se condivide poche delle sue posizioni. Non era affatto un candidato di sinistra ma, come Obama negli Stati Uniti, sapeva come toccare la coscienza dei canadesi. Si è definito un femminista e ha messo insieme un governo con molte donne. Ha dato incarichi a politici delle minoranze, come Harjit Sajjan, l’attuale ministro della difesa, di origini indiane. Quando era funzionario dell’intelligence canadese in Afghanistan, Sajjan ha consegnato alle forze afgane prigionieri di guerra che in seguito sono stati torturati.

Ma questa storia è stata in larga misura ignorata dai mezzi d’informazione, che hanno preferito concentrarsi sul multiculturalismo della nuova amministrazione di Trudeau.

E’ proprio questo il pericolo più insidioso di Trudeau. Incarna il modello del brillante politico bianco di sinistra, è una Ted conference vivente. Ha costruito la sua immagine pubblica in modo molto abile, e questo ha messo in secondo piano provvedimenti che sono molto più di destra di quanto facciano pensare le sue apparizioni a torso nudo e la partecipazione al gay pride. Ma non si può negare che Trudeau sia molto amato, e non solo in Canada.

Donald Trump ripete continuamente di essere “amato in Cina”, ma la verità è che i cinesi amano soprattutto Trudeau. Nonostante le sue nette prese di posizione sulla difesa dei diritti umani, definite “sconcertanti” dai giornali cinesi, Trudeau è una star in quel paese. Jack Ma, fondatore e amministratore delegato di Alibaba, lo ha definito “il futuro del Canada” e le riviste per i giovani pubblicate dal partito lo hanno paragonato a John Lennon. Il Canada e la Cina hanno rapporti di vecchia data che si erano raffreddati durante il governo del conservatore Stephen Harper. Con Trudeau la situazione è di nuovo cambiata. Le borghesie cinesi e canadesi hanno posizioni meno protezionistiche rispetto agli Stati Uniti, e in effetti con Trudeau al governo lo stato canadese ha ricominciato a lamentarsi delle tariffe statunitensi, soprattutto nell’ambito dei negoziati sul commercio di legname.

Trudeau è portatore di una visione neoliberalista e conservatrice che crede nel libero scambio, ma con una spruzzata di provvedimenti sociali di orientamento progressista. Nonostante questo è riuscito a conquistare, sorprendentemente, il mondo del lavoro e i sindacati canadesi. La storia d’amore del movimento laburista con Trudeau è diversa dalle solite vecchie adulazioni del potente di turno. Hassan Yusuf, presidente del Congresso laburista canadese, una delle principali confederazioni sindacali del paese, ha lodato calorosamente Trudeau, e non è il solo. Ma questa approvazione è dovuta a una sospensione dell’analisi razionale da parte dei sindacati canadesi.

Per capirlo bisogna guardare, per esempio, al sostegno dato da Trudeau all’accordo commerciale tra Canada e Unione europea (Ceta), che favorisce le grandi aziende e penalizza i lavoratori. Come sottolinea la giornalista canadese Linda McQuiag, il Ceta stabilisce che “gli investitori avranno ancora la possibilità di fare causa al governo per provvedimenti che non condividono, e il verdetto sarà emesso da tribunali speciali che garantiranno alle aziende maggiori tutele legali rispetto a quelle di cui gode qualsiasi altro gruppo in base alle leggi nazionali o internazionali”.

A settembre, in occasione della festa dei lavoratori, nessun sindacato ha chiesto al governo di ritirare il suo sostegno al Ceta o di modificare il trattato. In passato i sindacati canadesi si sono sempre opposti ad accordi che potevano danneggiare i lavoratori. Ma oggi sono troppo impegnati a gettarsi ai piedi di Trudeau.

 

Dalla Lettonia all’Iraq

In politica estera Trudeau ha apparentemente scelto una linea più moderata rispetto a quella del suo predecessore. Ma in realtà è aggressivo come Harper, se non di più. Un tipico esempio è il tradizionale ruolo di signore della guerra internazionale giocato dal Canada, che fornisce armi a chiunque sia in grado di pagare. Oggi il Canada è il secondo fornitore di armi in Medio Oriente. Secondo il giornalista John Bell, aziende canadesi o multinazionali con società sussidiarie in Canada vendono armi ad Arabia Saudita, Nigeria, Filippine, Messico, Thailandia, Colombia, Perù e Turchia.

Trudeau si definisce un femminista, ma vende armi al governo dell’Arabia Saudita, uno dei più misogini del mondo. Sui diritti umani critica Pechino ma mai Riyadh. Il fatto che tutto questo non abbia suscitato reazioni nell’opposizione o tra i movimenti pacifisti la dice lunga sull’abilità di Trudeau nel creare consenso intorno al suo governo.

L’ipocrisia di Trudeau è evidente anche nella lotta ai cambiamenti climatici. C’è una differenza evidente tra la retorica del governo e gli impegni presi dopo la conferenza sul clima di Parigi del 2015. Riguardo alla costruzione di nuovi oleodotti, il Canada ha adottato posizioni conservatrici rispetto al Partito democratico statunitense che, a causa dei prezzi del petrolio più bassi e di elettori più attenti alle questioni ambientali, ha bloccato numerosi progetti voluti dal settore petrolifero, a cominciare dall’oleodotto Keystone XI. Lo stesso discorso vale per l’immigrazione. Nelle prigioni canadesi ci sono migranti detenuti in condizioni indecenti. Molti di loro sono morti, spesso suicidi o perché non hanno ricevuto assistenza sanitaria.

Il Canada è inoltre in prima linea nel confronto tra la Nato e la Russia. Il governo ha inviato un contingente di mille uomini con mandato di peacekeeping in Lettonia, vicino al confine russo. Il ministro Sajjan ha detto ai giornalisti che lo scopo della missione era “mandare un giusto messaggio di coesione all’interno della Nato, rassicurando gli stati membri e dimostrando l’importanza della deterrenza per tornare presto a un dialogo responsabile”. E poi non bisogna dimenticare che il Canada continua ad avere truppe in Iraq.

Justin Trudeau rappresenta tutto quello che c’è di sbagliato nella politica dei paesi capitalisti avanzati. E’ il futuro del centrosinistra, un politico amato dalle classi dirigenti che inquadrano i problemi attuali nella contrapposizione tra cosmopolitismo e nazionalismo invece che in quella tra socialismo e capitalismo. Non è un caso se l’ala moderata del Partito laburista britannico sogna di trovare un suo Trudeau per fermare Corbyn.

Trudeau è ancora più abile di Obama a costruire del consenso e ha un carisma simile. E’ diventato primo ministro virando a sinistra ma sta governando a destra. Si è proclamato femminista ma non ha fatto nulla per migliorare l’accesso alle misure di pianificazione familiare e ai servizi per l’interruzione di gravidanza nelle province marittime, più arretrate dal punto di vista sociale. Ha fatto parlare di sé per la sua proposta di legalizzare il consumo di marijuana, ma poi ha affidato a Bill Blair, ex capo della polizia di Toronto, il compito di gestire questo processo, e negli ultimi mesi c’è stato un giro di vite sui provvedimenti in questo campo. Si dichiara un ambientalista, ma è favorevole ad aumentare l’estrazione di petrolio dalle sabbie bituminose dell’Alberta.

In Canada le persone di sinistra dovrebbero opporsi alle politiche di Trudeau e costruire le basi per un’alternativa, organizzandosi sui posti di lavoro e sostenendo i movimenti sociali.

 

Jordy Cummings, Jacobin Magazine, Stati Uniti, INTERNAZIONALE n. 1181, 25 novembre 2016

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