Il killer e le pistole pronte a sparare

Le prime due settimane di aprile, nel territorio in cui vivo, Budrio, Bologna, Emilia Romagna, non sono state facili. Un brutale omicidio avvenuto in un bar tranquillo dove si va a prendere un caffè e un panino semplice, niente happy hour, niente fronzoli, avventori che giocano a carte, gente di passaggio che mangia un boccone, clienti abituali che comprano salsicce passite. Eppure, è successo. E Budrio è finita nel mirino della cronaca tg per un fatto di sangue che nulla ha dell’ordinario, neanche considerando come “ordinari” i furti in casa, i tentativi di scasso nei bar con le serrande abbassate, che ovvio, ogni tanto capitano, ma da qui a farne la norma e la quotidianità ce ne passa. Un fatto imponderabile e inaspettato. La narrazione che ne è seguita si è gonfiata in un torrente in piena che ci ha travolti e costretti anche, in qualche caso, a riempirci la mente e la bocca di paure, terrori e rabbie che da piccoli, umani timori si sono trasformati in qualcosa d’altro.

Qualcosa che personalmente mi fa più paura del presunto killer russo (Serbo? Cecoslovacco?) “Armato fino ai denti”, “Bestia”, “Macchina da guerra”, “Killer ninja”, “Guerrigliero”, “Spietato ex soldato dell’Armata Rossa”, o chissà che altro, che spero quando leggerete queste righe sarà stato catturato. Ma al momento in cui scrivo ancora si aggira per le campagne della bassa braccato da Polizia, Carabinieri, corpi speciali, cecchini, parà, cani molecolari, elicotteri a sensori termici che hanno pattugliato la zona giorno e notte con il loro suono inquietante di pale da Apocalypse Now. “E’ pericoloso, state attenti”. Giusto, ma la narrazione alimenta la psicosi. Budrio è stata presa d’assalto da cronisti d’ogni parte d’Italia e d’ogni inclinazione politica, pronti a registrare l’anomalo nella quotidianità. E a riportare in grassetto nei titoli dei quotidiani dichiarazioni indecenti del genere “A Budrio di notte non si girava neanche prima, figuriamoci adesso” oppure “ora gireremo tutti armati”.

Ovviamente c’è stato chi non vedeva l’ora di poter salire in groppa a questo evento terribile e in tempi di campagna elettorale provare a sfruttarlo per tirare acqua al proprio mulino. “E ora la legge sulla legittima difesa”. Cittadini abbandonati dallo Stato che diventano giustizieri e pistoleri? Il nostro sindaco Giulio Pierini è stato molto fermo nel tenere unita la cittadinanza. Che sia necessario avere una maggiore presenza delle forze dell’ordine sul territorio è evidente ed è questo che dovremmo chiedere allo Stato: pene severe per chi delinque e la sicurezza di essere protetti. Ma questo è un altro discorso e il punto è un altro: è che ci siamo resi conto sulla nostra pelle di quanto la cosiddetta “informazione” sia responsabile nel creare un clima di terrore che non aiuta le persone a comprendere i fatti, a prendersi il tempo di elaborare un evento, ma getta le nostre piccole anime nella paura. Il dibattito sulla legittima difesa è un dibattito aperto, che vede posizioni contrastanti, così come contrastanti sono i dati sulla diffusione delle armi private e quelle sull’incidenza degli omicidi/suicidi nei Paesi in cui il possesso d’armi da fuoco è regolamentato in maniera più libera che da noi. Lo scrittore russo Anton Cechov diceva che “Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari”. Certo, lui enunciava un principio drammaturgico e la vita reale non è un romanzo, ma ho come la sensazione che più pistole ci sono in giro, più pistole potrebbero sparare, e il condizionale non dovrebbe, anzi non deve farci sentire al sicuro.

 

(Simona Vinci, scrittrice, rivista soci Coop, maggio 2017)

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