La democrazia italiana

Diciamolo senza giri di parole.
L’Italia è divenuto un Paese che chiama la dittatura; è un Paese che è stato educato nell’ultimo ventennio a votare l’uomo giusto con la bacchetta magica che può risolvere in un mese i problemi dello Stato.
Possibilmente i problemi che lui mi ha indicato come problemi (perchè l’evasione fiscale è sicuramente un problema che ci tocca di più rispetto a Mohamed che scappa dalla Siria in barcone).

Lo è sempre stato culturalmente, perchè in otattant’anni di monarchia la dittatura fascista l’ha fatta da padrona. La monarchia svedese ha più storia dettata dai re che dal Parlamento, di cui a malapena si ricordano i nomi dei parlamentari.
Abbiamo ancora il culto della persona del presidente del consiglio (che sia ben chiaro, non solamente instaurato dal duce, poichè è ancora retaggio del pre-monarchia, essendo appunto durata neppure un secolo).

Per vent’anni – ops!, ricorda qualcosa – abbiamo avuto al potere una persona che ha fatto del culto personale la sua scelta politica; la gente non vota FI, vota Berlusconi; la gente non vota Lega, vota Salvini. Non c’erano proposte concrete, non c’era un vero programma elettorale: c’era un “vota me, perchè io so!”.
Così gli italiani si sono aggrappati ad Obama, a Putin (senza sapere che fa realmente), a Trump (che ha vinto senza un programma elettorale).

E’ inutile spendere parole su quanto sia inutile e dannoso il culto della persona in politica.
Ma l’Italia, forse, se l’è meritato il fascismo e ancora oggi sta brancolando nel buio cercando l’uomo dei miracoli.

Solo che il Mago di Oz è lontano e noi le scarpette le abbiamo perse da un bel pezzo.
Io aspetto ancora che cominci la Repubblica.

(Alessandra Busanel, 1 febbraio 2018, Facebook)

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