La generazione del poliamore

laurie penny

Se credete ai giornali, il poliamore è l’ultima moda degli hipster anaffettivi e depravati.

 

Un’ondata di articoli di costume e documentar ha gettato nuova luce sulla pratica conosciuta anche come “non-monogamia etica”, un termine tecnico per definire qualsiasi relazione in cui un individuo è autorizzato ad andare a letto e uscire con chi vuole, a patto che tutte le persone coinvolte siano contente. Le reazioni vanno dalla preoccupazione al panico vero e proprio.

 

Dato che ho scelto il poliamore da più di dieci anni, ho passato molto tempo a cercare di spiegare cosa significa. Quando ho detto alla mia editor che volevo scrivere un articolo sull’argomento lei si è aggiustata il monocolo, ha tirato una boccata dalla pipa e ha risposto: “Ai miei tempi, signorina, si diceva ‘scopare in giro’”.

 

Per questo considero un mio preciso dovere spiegare cosa c’è di diverso in quello che i ragazzi fanno oggi. In breve, la novità non sta nello scopare in giro. La novità è che oggi se ne parla da adulti. Si mandano messaggi al ragazzo della propria ragazza per decidere cosa regalarle per il compleanno, si condividono i calendari su Google per assicurarsi che nessuno sia trascurato.

 

I tabloid vorrebbero farvi credere che poliamore significa orge selvagge, e non è del tutto falso. Ma nella mia esperienza il poliamore ha più a che fare con prendere il tè e parlare educatamente di confini, di sesso sicuro e di chi lava i piatti.

 

Negli ultimi dieci anni sono stata una “single poliamorosa” senza un partner principale, sono stata in una relazione a tre, ho avuto relazioni aperte e ho frequentato persone che avevano un matrimonio aperto. La parte migliore di queste esperienze è sempre stata quella in cui avevamo i vestiti addosso.

 

Il poliamore si addice particolarmente ai ragazzi del nuovo millennio, alla mia generazione spaventata, frustrata, con la sua paura delle conseguenze, il suo bisogno di trovare un equilibrio tra la gratificazione immediata e l’impulso a fare del bene in un mondo che è chiaramente impazzito. Vogliamo l’avventura sessuale e l’amore libero di cui hanno goduto i nostri genitori (almeno in teoria), ma vogliamo anche capire meglio cosa può andare storto. Vogliamo libertà e divertimento, ma anche buoni voti. Vogliamo fare la cosa giusta.

 

Tutto questo fa sembrare il poliamore una cosa da nerd e secchioni, ed è proprio così. Ogni volta resto sbalordita quando su internet leggo articoli che parlano del poliamore come se fosse una cosa estrema. Il poliamore è molte cose, ma di sicuro non è una moda né un modo per essere fichi. Parlare onestamente dei propri sentimenti non sarà mai fico.

 

Passare il tempo a discutere di confini interpersonali e fissare aspettative realistiche non era fico negli anni settanta e non lo è nemmeno oggi.

 

Ma è necessario.

 

Oggi non abbiamo più le certezze sociali ed economiche con cui sono cresciuti i nostri genitori. Ci dicono che la risposta alla solitudine e alla frustrazione è trovare un partner ideale che possa soddisfare tutte le nostre necessità emotive, finanziarie, domestiche e sessuali. Ma sappiamo perfettamente che per molte persone non funziona. Quasi metà dei matrimoni finisce con un divorzio. Paradossalmente, mentre il patriarcato religioso ha progressivamente allentato la sua stretta morale sull’occidente, la dottrina della monogamia romantica si è radicata sempre più. Un tempo il matrimonio era un accordo patriarcale che prevedeva una certa dose di sacrificio. Oggi invece il partner è tenuto a soddisfare tutte le nostre necessità.

 

Il poliamore nasce dalla consapevolezza che per molti di noi quest’idea non è praticabile ed è spesso causa di infelicità.

 

Le persone hanno molte necessità – amore, compagnia, attenzione e intimità, appagamento sessuale e autoaffermazione – e pretendere che una persona possa soddisfarle tutte non è solo irrealistico, ma anche irragionevole.

 

Le donne in particolare, che spesso svolgono gran parte del lavoro emozionale nei rapporti convenzionali, monogami ed eterosessuali, non possono essere la sola risposta alle esigenze del compagno. Io non chiedo a nessuno di soddisfare tutte le mie esigenze. Voglio libertà e voglio essere una persona eticamente consapevole, voglio affetto e piacere.

 

Forse chiedo troppo.

 

Non tutte le relazioni poliamorose funzionano, come del resto neanche le relazioni convenzionali. Cerchiamo di costruirle strada facendo. Sarebbe bello poterlo fare senza dover affrontare anche il pregiudizio e il sospetto.

 

Ma capisco da dove nasce questo sospetto. L’idea del desiderio senza limiti fa paura. È un attacco all’ordine sociale, che esercita il suo controllo costruendo barriere intorno alle nostre fantasie, un attacco a una società costruita sull’assunto che il rapporto eterosessuale monogamo è l’unica base su cui costruire una famiglia. Il poliamore sembra minaccioso perché è un’utopia in una cultura la cui immaginazione è chiaramente distopica.

 

Spesso la libertà fa paura, e il poliamore è un modo per trovare un equilibrio tra la libertà individuale e la cura reciproca.

In questa cultura frammentata, è un’idea rivoluzionaria.

 

Laurie Penny, Internazionale 1167, 19 agosto 2016

Precedente Un campo di canapa contro l’inquinamento Successivo Un "buco" da 5 miliardi nelle privatizzazioni 2016