Ma la guerra è dentro l’Islam

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Ci saranno altre stragi. I servizi di sicurezza europea non riusciranno a sventare tutti gli attentati in preparazione. Lo Stato islamico, Daesh, colpirà ancora e senza dubbio con ferocia maggiore di quella usata a Nizza o al Bataclan. L’islamismo, però, oggi è in un vicolo cieco.

“Noi musulmani”, diceva Hassan al-Banna, il predicatore egiziano che alla fine degli anni Venti ne formulò le premesse, “non dobbiamo cercare la soluzione in nessuna delle ideologie europee: non nella democrazia, né nel socialismo e neppure nel liberalismo. La chiave della nostra rinascita sta nel riaffermare la nostra identità comune, l’Islam, e questo ci unirà in una comunità di credenti, l’Umma, grazie alla quale potremo far sentire di nuovo la nostra voce e tornare a essere influenti nel mondo”.

La matrice di tutti i movimenti islamisti, l’Associazione dei Fratelli Musulmani che nel 1948 arrivò a contare due milioni di affiliati, si è costituita a partire da quell’idea, seducente perché facilmente comprensibile. I Fratelli sono stati di volta in volta adulati e perseguitati da tutti gli Stati arabi, sia quelli schierati con l’Occidente che apprezzavano il fatto che non fossero comunisti, sia quelli schierati con l’Unione Sovietica per i quali l’essenziale era che non fossero occidentalisti.

In questo modo i Fratelli Musulmani si sono imposti come la grande forza di opposizione alle dittature arabe che, filoamericane o filosovietiche, avevano represso in ogni caso tutti i movimenti democratici dell’Africa del Nord e del Medio Oriente. Sono stati i Fratelli ad ispirare l’ayatollah Ruhollah Khomeini, fondatore del primo regime islamista, la Repubblica Islamica dell’Iran. Arrivati al potere in Turchia nel 2002, gli islamisti vi sono rimasti e vi rimangono. Nel frattempo, le formazioni musulmane internazionali che la Cia aveva sguinzagliato per neutralizzare l’Unione Sovietica in Afghanistan si sono disperse in tutto il mondo arabo: da loro è nato al-Qaeda, avatar terrorista dell’islamismo dal quale si è sviluppato a sua volta lo Stato Islamico, che ne ha raccolto il testimone.

L’islamismo sembra un’idea che rinasce di continuo. Incute molta paura agli Occidentali che, in numero sempre maggiore, credono di essere in guerra contro l’Islam. Di fatto, invece, l’islamismo ha fallito ovunque è rimasto fedele a se stesso, e ha messo radici soltanto nei Paesi nei quali si è profondamente evoluto.

In Turchia gli islamisti dell’Akp sono riusciti a farsi rieleggere per 14 anni consecutivi, ma soltanto dopo aver accettato l’iter elettorale e dopo aver rinunciato a imporre la sharia. La Turchia è diventata una dittatura monocratica, non una teocrazia. E non lo diventerà. Ancor più straordinario è il fatto che il presidente turco al momento sia impegnato in una lotta mortale contro i sostenitori di Fethullah Gulen, influente propugnatore di un islamismo nonviolento, la cui preoccupazione principale resta però la riaffermazione della religione. Più che dalle operazioni dei servizi occidentali, al-Qaeda è stata sconfitta dall’orrore suscitato nel mondo arabo dalla sua euforia sanguinaria. Già quattro volte dal 1997 gli iraniani hanno rifiutato in massa la loro teocrazia: hanno eletto e rieletto Mohammad Khatami, sono scesi in piazza durante la loro “rivoluzione verde” del 2009 e nel 2013 hanno portato al governo Hassan Rohani. Ormai, il regime iraniano non ambisce più a esportare la sua rivoluzione: vuole tornare a fare di quella che era la Persia la prima potenza del Medio Oriente. Le rivoluzioni arabe del 2011 sono sbocciate dal ceto medio urbano che aspirava alla democrazia, non dagli islamisti che ne hanno approfittato soltanto in Tunisia, dove sono diventati “conservatori islamici”, tradizionalisti, puritani e liberali. Ma non jihadisti.

Quanto agli assassini dello Stato Islamico, oggi sono sulla difensiva. E lo sono in Iraq, in Libia e in Siria. Non riusciranno a dar vita al nuovo Stato sunnita a cavallo della frontiera tra Iraq e Siria come aspiravano a fare più di qualsiasi altra cosa. La loro agonia durerà ancora a lungo, e sarà cruenta. Ma da nessuna parte l’Islam si è manifestato come la soluzione che gli islamisti esaltavano tanto. Dopo aver raggiunto l’apice per un breve periodo con la ferocia, l’islamismo oggi si sta disintegrando. Potrà ancora provocare massacri, ma non unificare l’Islam e minacciare l’Occidente. Non più. (Traduzione di Anna Bissanti)

 

 

Bernard Guetta, L’Espresso, 11 settembre 2016

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