la Repubblica

Chi sono davvero i laici

SPETTABILE Augias, premesso che spero che si faccia rapidamente una qualche legge in merito ai matrimoni o unioni omosessuali e poi si torni a parlare di problemi veri, in Italia e nel mondo, vorrei aggiungere che è sbagliato dire che si tratta di un confronto fra laici e cattolici. Non so bene i cattolici, ma molti laici sono contrari a una legislazione in campo omosessuale perché ritengono che non siano comportamenti di pubblico interesse ma da lasciare nell’ambito privato. Inoltre trovo totalmente assurde le pretese e le proteste delle coppie etero che convivono da anni, magari con figli, e dicono di volere regolare il loro stato di coppia di fatto. Ma allora vogliono essere non più coppia di fatto ma una coppia legalmente riconosciuta! E allora perché non usano la già vigente legislazione matrimoniale? Perché ne pretendono una ad personam? Comunque devo anche dire che questi argomenti mi facilitano la lettura dei quotidiani perché salto quasi sempre gli articoli che ne parlano.

Roberta Sirtori

UN PUNTO di questa lettera mi trova d’accordo ed è quello dove la signora Sirtori auspica che si concluda finalmente la discussione sulle unioni civili in modo da poter tornare a parlare dei tanti gravi problemi che incombono. I cambiamenti del costume vanno certamente ponderati, qui però si tratta di una modifica che tutti i Paesi civilizzati hanno adottato da anni senza danno e un po’ più di speditezza si può esigere dai litigiosi parlamentari che del resto sembrano preoccupati più di misurare le forze rispettive e di calcolare le convenienze elettorali che di pensare a chi aspetta da tempo una loro decisione. La signora Sirtori ha anche ragione a scrivere che non è corretto dire che sia in ballo una contrapposizione secca tra laici e cattolici. Sembra chiaro che le divisioni attraversano i rispettivi campi. Per esempio non tutti i cattolici sono contrari alle unioni civili compresa — a certe condizioni — l’adozione del figlio del partner. Giovedì scorso è intervenuto qui lo storico Massimo L. Salvadori che ha dato una lucida definizione della laicità: «Laici sono tutti coloro che in relazione a valori e comportamenti tengono cara e rispettano la libertà altrui, non intendono dettare il proprio credo a coloro che non lo condividono». Mi piacerebbe che queste parole fossero ricordate da tutti coloro che spesso deformano la laicità volgendola, in senso spregiativo, in “laicismo”. Chi non si riconosce in questa posizione può a buon diritto essere definito — credente o no che sia — un “clericale”. In una corretta visione della laicità bisogna quindi comprendere anche coloro che, per loro ragioni personali, insindacabili da parte di terzi, desiderano dare un riconoscimento giuridico al loro

status di coppia senza però arrivare ad un vero e proprio matrimonio. Si tratta di scelte individuali che vanno rispettate come tali; sono adulti consenzienti che non turbano la società e sono liberi di regolare come credono il loro rapporto come avviene ovunque nel mondo di cui facciamo parte. Sulle adozioni vorrei citare infine il suggerimento dato da Claudio Magris quando ha scritto giorni fa: una sola parola basta a definirne il requisito — l’amore.

CORRADO AUGIAS

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