La rivoluzione di Donald Trump

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Presidente Donald Trump. Queste parole, che erano inimmaginabili per decine di milioni di americani e buona parte del resto del mondo, sono diventate il futuro degli Stati Uniti. Dopo aver disorientato le élite repubblicane nelle primarie, Trump ha fatto lo stesso con i democratici al momento del voto. Questa vittoria è un’umiliazione per i mezzi d’informazione, i sondaggisti e la leadership democratica dominata da Hillary Clinton. I candidati sono arrivati testa a testa come numero di voti, ma Trump ha ottenuto più grandi elettori.

Chi è l’uomo che sarà il 45° presidente degli Stati Uniti?

Dopo un anno e mezzo di tweet stravaganti e comizi sconclusionati, non abbiamo molte certezze. Non sappiamo in che modo Trump porterà avanti i compiti fondamentali di un’amministrazione. Non sappiamo quali conflitti d’interesse potrebbe avere, visto che non ha mai reso pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi, rompendo così una tradizione che andava avanti da quarant’anni per entrambi i partiti.

Non sappiamo se ha la capacità di concentrarsi su un problema e arrivare a una soluzione razionale. Non sappiamo se ha la più vaga idea di cosa significa controllare il più ampio arsenale nucleare del mondo.

Sappiamo invece che Trump è il presidente più impreparato della storia recente.

Sappiamo che con le sue azioni e le sue parole ha mostrato di essere caratterialmente inadeguato a guidare una nazione di 320 milioni di persone. Sappiamo che ha minacciato di processare e far arrestare i suoi avversari politici e che ha dichiarato che avrebbe limitato la libertà di stampa. Sappiamo che mente senza pudore.

Trump ha detto che vuole ridurre le tasse ai ricchi e togliere la copertura sanitaria a decine di milioni di statunitensi. Ha insultato le donne, minacciato musulmani e migranti, e scelto come alleati una cupa congrega di razzisti, suprematisti bianchi e antisemiti. Data l’importanza della “altright” (alternative right, l’estrema destra) nell’ascesa di Trump, è forse arrivato il momento di eliminare quell’“alt”. David Duke, che è stato un leader del Ku Klux Klan, ha festeggiato la vittoria di Trump twittando: “It’s time to take America back!”, è ora di riprendersi l’America!

In politica estera Trump ha dichiarato che avrebbe stracciato l’accordo sul nucleare firmato con l’Iran e che avrebbe eliminato l’Accordo di libero scambio nordamericano (Nafta). Ha detto che avrebbe rinnegato l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, rinunciando alla leadership degli Stati Uniti nella lotta al principale pericolo a lungo termine per l’umanità. Ha anche minacciato di abbandonare gli alleati della Nato e di sostenere una guerra commerciale con la Cina.

Controllo totale

Con i repubblicani che hanno la maggioranza al senato e alla camera dei rappresentanti, Trump sarà in grado di nominare un suo candidato alla corte suprema, che i senatori repubblicani hanno tenuto in ostaggio per nove mesi. Presto i repubblicani controlleranno ogni settore del governo federale, oltre ad avere la maggioranza dei governatori e a controllare molti dei parlamenti dei singoli stati. Non esistono chiari contrappesi agli impulsi vendicativi di Trump. I dirigenti repubblicani, compreso il suo vicepresidente Mike Pence, si sono limitati ad addurre delle scuse per giustificare i suoi comportamenti più estremi.

Rimettendo in discussione qualsiasi regola della politica statunitense, Trump ha abbattuto prima il Partito repubblicano e poi quello democratico, che ha tentato una restaurazione clintoniana nel momento in cui il paese era impaziente di rompere lo status quo. La misoginia e il razzismo hanno avuto un ruolo importante nella sua vittoria, ma l’ha avuto anche un forte e incauto desiderio di cambiamento.

Oggi questo cambiamento ha spinto gli Stati Uniti nel baratro.

The New York Times, Stati Uniti, INTERNAZIONALE n. 1179, 11 novembre 2016

 

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