La rivoluzione russa (di Liliana Frascati)

7 Novembre 1917 – 7 Novembre 2017: è passato un secolo dalla Rivoluzione d’ottobre, cosiddetta perchè la data è del 25 ottobre, secondo il calendario russo.
I giornali locali non ne hanno parlato e poco se ne sono interessati anche il resto dei mass media.
Eppure, la Rivoluzione russa ha cambiato la storia del ‘900, rendendo protagonisti della stessa  i lavoratori e le lavoratrici russe e  facendo da splendido esempio  ai successivi movimenti rivoluzionari come la Lunga marcia di Mao, la Rivoluzione cubana, l’esperienza socialista del Cile, le lotte di liberazione dal dominio coloniale etc..
Il crollo del Muro di Berlino ha fatto venire meno l’influenza della Rivoluzione russa? Direi di no, perchè la storia odierna si caratterizza in negativo per il permanere in tutto il mondo, di elementi come lo sfruttamento del lavoro, la crescita delle diseguaglianze sociali, il clima di guerra perenne, l’asservimento alla  legge del profitto etc, elementi che determinarono le ragioni storiche dello scoppio della suddetta Rivoluzione.
In particolare, vorrei sottolineare il contributo che il neonato stato sovietico avrebbe dato al movimento di emancipazione delle donne con l’adozione negli anni successivi al 2017 di leggi a loro favorevoli che riconobbero il diritto di voto (quando nellla maggior parte dei paesi europei votavano solo gli uomini), la parità giuridica fra uomo e donna, il diritto al lavoro ed all’istruzione, nuovo codice del matrimonio e della famiglia, la legalizzazione dell’aborto, i congedi di maternità, l’istituzione di commissioni femminili nella vita pubblica e simili, misure che sarebbero state adottate solo successivamente in altri paesi europei per non parlare dell’Italia che, solo nel secondo dopoguerra e con un cammino durato decenni, concluso nel diritto ma non ancora nella realtà, avrebbe riconosciuto parità, tutela, diritti e buone pratiche di vita alla popolazione femminile italiana.
Non solo coloro che guardano alla Rivoluzione russa come la propria cometa, sul piano filosofico, politico e socioeconomico, ma anche coloro che ne considerano chiuso il ciclo storico, dovrebbero riconoscere che essa ha saputo insegnare ai lavoratori ed alle lavoratrici la coscienza politica individuale e collettiva necessaria a  spezzare le catene della loro servitù di uomini e di donne.
Non rimane che  preparare ed aspettare la prossima Rivoluzione.
Precedente Conques: "Nessuno ci rappresenta" Successivo Ricordo di un nazista centenario