La saggezza non si inventa

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Donald Trump è il 45.mo presidente degli Stati Uniti. Parole che speravamo di non dover scrivere mai. Ma Trump ha spiazzato i sondaggisti, cavalcando un’onda in parte alimentata dagli elettori delle zone rurali e della regione industriale del midwest che si sono sentiti messi da parte dai partiti.

Anche se forse Trump non avrebbe fatto lo stesso con Hillary Clinton, tutti gli statunitensi devono accettare il giudizio degli elettori, impegnandosi per fare in modo che nel loro paese e nel mondo le cose vadano nel miglior modo possibile. Cosa significa in pratica? Primo, sperare che Trump si riveli un presidente migliore di quanto pensiamo, così da poterlo sostenere quando prenderà le decisioni giuste.

Trump guiderà una tentacolare burocrazia federale, le forze dell’ordine, i servizi segreti e il più potente esercito del mondo.

Speriamo che capisca che il sistema di governo degli Stati Uniti non è al servizio di una singola persona. I poteri del presidente non sono stati creati per punire i suoi nemici, un’idea che Trump ha accarezzato verso la fine della campagna elettorale.

Il nuovo presidente dovrà affrontare sfide enormi e temibili in dal primo giorno.

Eredita un mondo in cui la democrazia liberale è in crisi e la leadership degli Stati Uniti viene messa in discussione. Il Medio Oriente è nel caos, l’arsenale nucleare nordcoreano sta crescendo, mentre la Russia e la Cina mostrano i muscoli. Barack Obama lascia in eredità un’economia in buono stato ma con alcuni problemi: una crescita lenta, ancora delle diseguaglianze e un bilancio federale in debito.

Non possiamo fingerci ottimisti e sperare che improvvisamente Trump dia a questi problemi risposte più razionali di quelle fornite in campagna elettorale, né che scoprirà di avere una saggezza di cui finora non ha dato prova.

Rispettare il sistema

Durante la campagna elettorale Trump ha evocato la possibilità di mettere in prigione Hillary Clinton, di denunciare le donne che l’hanno accusato di molestie sessuali, di cambiare il presidente della camera e di revocare la libertà di stampa. Ha promesso di espellere milioni di persone, stracciare accordi commerciali, imporre test religiosi e sabotare i trattati internazionali per combattere i cambiamenti climatici. Ognuna di queste cose danneggerebbe molte persone.

Se cercherà di perseguire questi obiettivi e queste inclinazioni, altri dovranno schierarsi per difendere i princìpi costituzionali e il buon governo. I dirigenti repubblicani del congresso hanno sostenuto Trump scommettendo sul fatto che avrebbe appoggiato il loro programma e rispettato la loro autorità. Scopriremo presto se è vero. La magistratura, la pubblica amministrazione, i mezzi d’informazione e la società civile avranno un ruolo importante. Gli statunitensi non sono uniti dal sangue o dalla fede, ma dalla lealtà nei confronti di un sistema di governo democratico che bilancia i poteri, rispetta lo stato di diritto e veglia sulla dignità degli individui. Speriamo che il nostro nuovo presidente dimostrerà di rispettare questo sistema. Gli americani devono essere pronti a sostenerlo se lo farà e a difendere il sistema se decidesse di non farlo.

 

The Washington Post, Stati Uniti, INTERNAZIONALE n. 1179, 11 novembre 2016

 

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