Le leggenda del re pescatore

robin williams

Qualche anno prima che diventasse veramente famoso, nel 1991, Williams girò un film che piacque molto già all’epoca (gli procurò una nomination agli Oscar) e che piacque ancora di più a tutti quelli che andarono a recuperarselo anni dopo. Era diretto da Terry Gilliam, quello dei Monty Python e di Brazil (1985): Williams faceva la parte di un senzatetto buono, romantico e un po’ fuori di testa, fissato che deve ritrovare il Santo Graal (cioè: a Manhattan, nel Ventesimo secolo). Ma è una storia amarissima, e si scopre che prima era un insegnante e stava benissimo. A un certo punto si innamora di un’impiegata mezza sfigata, e si sa come vanno queste cose: gli pare che tutti intorno a lei ballino un valzer.

Che cosa aveva Robin Williams dentro di sé? Noi gente comune forse non lo sapremo mai. La sua bravura sulle scene, la sua recitazione ne “L’attimo fuggente” dove raccomanda di “rendere straordinaria la propria vita” ci fa capire quanto cruda sia la realtà rispetto a ciò che certi buoni film vorrebbero trasmettere allo spettatore. Robin Williams ha fatto la stessa fine del ragazzo nel film che si è suicidato, quasi che lui, che nel film insegna ai ragazzi a vivere una vita degna di essere vissuta, abbia in realtà fallito nella sua esistenza fuori delle scene. La vita reale è più dura di quella che ci vogliono mostrare nei film “buoni”. Williams non era neanche uno spiantato come ci potrebbero sembrare certe star americane morte tutte giovani e la cui esistenza era ribelle o disperata e sempre disordinata: Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin. Eppure, con la sua eleganza e il suo apparente benessere, condivideva con questi un senso della vita particolare. Il male di vivere.

Fabio Benetti, 5 febbraio 2016

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