Le scuole degli Stati Uniti dove resiste la segregazione

157

 

 

 

Il 17 maggio negli Stati Uniti ricorreva il sessantaduesimo anniversario della sentenza Brown v. Board of education (Brown contro il consiglio scolastico), con cui nel 1954 la corte suprema dichiarò incostituzionale la separazione tra studenti bianchi e neri nelle scuole di tutto il paese. L’obiettivo dei giudici era obbligare i distretti scolastici a mettere fine alla segregazione razziale. Ma sessant’anni dopo negli Stati Uniti la segregazione scolastica è ancora presente. Di recente uno studio del Government accountability office ha scoperto che il numero delle scuole con almeno il 75 per cento di studenti neri, di origine latinoamericana o provenienti da famiglie povere è cresciuto dal 9 al 16 per cento negli ultimi quindici anni.

 

Tra le città che non sono mai riuscite a fare passi avanti verso l’integrazione nelle scuole c’è Cleveland, in Mississippi, dove il distretto scolastico è stato più volte citato in giudizio da gruppi di genitori negli ultimi sessant’anni. La prima volta nel 1965.

 

All’epoca le famiglie afroamericane si concentravano nel quartiere a est di una ferrovia che divideva in due Cleveland, e la separazione materiale rifletteva la divisione etnica.

 

I bambini neri non potevano frequentare le scuole a ovest dei binari, dove vivevano quasi esclusivamente famiglie bianche.

 

La situazione non è molto cambiata.

 

Nonostante le sentenze e le ingiunzioni che imponevano al distretto scolastico di Cleveland di mettere fine alla segregazione, in questi decenni le istituzioni non sono mai riuscite a convincere le famiglie bianche a mandare i loro figli nelle scuole della zona nera della città. Tempo fa il governo federale ha fatto causa alle autorità di Cleveland e gli ha chiesto di mettere fine alle discriminazioni fondendo gli istituti medi e superiori frequentati da studenti neri con quelli storicamente bianchi. A metà maggio un giudice federale ha approvato questo piano, nonostante la forte opposizione delle autorità locali e dei funzionari scolastici.

 

 

Programmi fallimentari

 

La decisione del giudice riguarda le due scuole medie e le due superiori. La scuola media D.M.Smith, che si trova a est dei binari, è frequentata al 99 per cento da studenti neri. La East Side high school, un liceo nella zona est della città, ha una popolazione al 99 per cento nera. In questi istituti gli studenti non possono portarsi a casa i libri di testo perché non ce ne sono abbastanza e a scuola non dispongono di armadietti. Nel 2009 un ispettore del dipartimento di giustizia ha concluso che la qualità delle scuole a maggioranza nera di Cleveland non è “paragonabile a quella delle scuole a maggioranza bianca”, rilevando un’illuminazione al di sotto degli standard minimi ed edifici di “qualità decisamente inferiore”.

 

La East Side high school si trova a circa un chilometro e mezzo dall’altro istituto superiore, a maggioranza bianca. In tutto i due istituti sono frequentati da circa mille studenti. Una cifra che in caso di fusione, secondo il dipartimento di giustizia, non sovraccaricherebbe il sistema scolastico della città. Ma le autorità locali continuano a ripetere che “la gente di Cleveland è impaurita, nervosa e irritata” a causa del progetto di unificazione. Durante il processo Christine Rossell, docente all’università di Boston ed esperta di segregazione, ha sostenuto che la fusione tra le scuole potrebbe portare molti bianchi ad abbandonare la città per trasferirsi in zone più omogenee dal punto di vista etnico. È quello che pensano molti genitori di Cleveland, perlopiù bianchi, che hanno resistito per decenni a ogni tentativo di costringerli a iscrivere i loro figli in scuole a maggioranza nera.

 

Il distretto scolastico di Cleveland, da parte sua, sostiene di poter ottenere una totale integrazione con dei nuovi programmi per attirare i bianchi verso le scuole a maggioranza nera. Ma nella sentenza di maggio il giudice ha sostenuto che queste strategie finora hanno fallito e che l’unico modo per voltare pagina è abolire la separazione etnica e geografica. Non ci saranno più scuole situate nella parte giusta o sbagliata della ferrovia ma solo istituti unici e unificati, con studenti e insegnanti di etnie diverse. La cancellazione della linea che separa la città è già cominciata, con la trasformazione della ferrovia in pista ciclabile.

 

(Brentin Mock, The Atlantic, Stati Uniti, “Internazionale” n. 1155, 27 maggio 2016)

 

 

Precedente Difficile da inquadrare Successivo Movimento