L’etica ad Abano e nel Veneto

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(di Mario Bertolissi)

 

I profeti non sono mai andati di moda. Il loro prodotto, la profezia, urta. Se si guarda ai grandi eventi, la profezia consiste in una “rivelazione fi un messaggio divino per bocca umana, spesso riguardante il futuro”. Se si guarda ai piccoli, minuti eventi di ogni giorno, si può ripiegare su una ben più modesta definizione, che implica l’uso del buon senso. Infatti, che cosa ci voleva per capire che fare la staffetta da sindaco di Montegrotto (due mandati, dieci anni) a sindaco di Abano Terme (due ulteriori mandati), senza alcuna interruzione, avrebbe portato male? Bastava una dose minimale di buon senso, che è mancato a molti.

 

Lo schema più collaudato è il seguente. Qualche grillo parlante segnala un pericolo. Invece di prenderlo sul serio, si minimizza, se non si ironizza. Poi, quando accade il previsto da pochi, imprevisto da molti, apriti cielo! Eppure, l’attuale sindaco di Abano Terme ha primeggiato alle recenti elezioni amministrative, nonostante, per la seconda volta, il buon senso avesse suggerito di lasciarlo a casa. Sarebbe stato meglio per lui già nel 2011. Per lui e per tutti nel 2016. Venerdi 15 luglio, sui quotidiani si poteva leggere: “Claudio umilia le Terme”. Il problema vero non è Claudio, ma chi lo ha eletto. L’elettore avrebbe dovuto capire da sé – non serve essere dei geni – che una prolungata, ininterrotta permanenza nella titolarità del medesimo potere può creare collusioni, di cui poi dovrà occuparsi la magistratura.

La magistratura giudicante deve risolvere problemi giuridici. Alcuni cittadini-elettori del Comune di Abano Terme ne hanno sollevati taluni nel 2011. Hanno proposto un’azione popolare dinanzi al Tribunale di Padova, alla Corte d’appello di Venezia e alla Cassazione civile di Roma. Hanno perso dovunque. A motivo di una strutturale incapacità di molti nel decifrare eventi nitidissimi. Purtroppo, c’è una propensione invincibile a rifarsi acriticamente al passato, riproponendo sentenze vecchie più di mezzo secolo, che avevano di fronte a sé, ancora vivo, il ricordo di ciò che era stato realizzato dal fascismo: il blocco dell’attività politica. La Repubblica, invece, avrebbe dovuto favorire l’accesso alle cariche pubbliche ed evitare di porre condizioni limitative. Ma – si pensò nel 2011 – possibile che sia consentito fare il sindaco a vita, transitando da un Comune all’altro, anche se l’articolo 51, II comma, del decreto legislativo n. 267/2000 stabilisce che “chi ha ricoperto per due mandati consecutivi la carica di sindaco … non è, allo scadere del secondo mandato, immediatamente rieleggibile alle medesime cariche”?

 

Chi amministra la cosa pubblica deve fare in modo – ricorda l’articolo 97 della Costituzione – “che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione”. Questa regola elementare di buongoverno si attenua nella sua forza, fino a scomparire, quando urta contro ciò che più di ogni altro elemento inquina la rettitudine nell’esercizio delle proprie funzioni: è il CONFLITTO DI INTERESSI. Si insinua tra chi governa e chi è governato, provocando collusione.

 

Il potere, quando non è usurpazione, ha bisogno del consenso. Il consenso si ottiene percorrendo la strada maestra della legalità oppure per vie traverse. Nel primo caso, è indispensabile che l’uomo politico metta in conto di andarsene. Nel secondo, utilizzerà ogni “arma” per rimanere in sella. E quando in gioco ci sono interessi di rilevante consistenza economica, che cosa può succedere? Lo accerterà il giudice, ma è il caso di non dimenticare che Abano Terme ha rivotato, nonostante tutto, un candidato a sindaco, da lungo tempo in carica, cui poteva essere regalato un periodo di riposo.

 

Abano Terme, per non dire il Veneto tutto, dovrebbe affrontare un problema cruciale, di cui soltanto qualche voce isolata ha parlato. Riguarda l’ETICA PUBBLICA E PRIVATA. Forse, la questione più delicata riguarda l’etica dei privati, che, nel loro insieme, sembrano aver smarrito l’idea di istituzione. L’istituzione è una società politicamente organizzata in modo civile. Non è civile – è soltanto ipocrita – la società veneta, di allora e di oggi, descritta da Pietro Germi in SIGNORE E SIGNORI! Gente che si dice perbene e non conosce la dignità.

 

Dal “Mattino di Padova”, venerdi 22 luglio 2016

 

 

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