Libera Chiesa in libero Stato? Sì, grazie

Verdi_(politica)

 

 

Fin dai lontani tempi in cui Cavour, Mazzini e Garibaldi si impegnavano, ciascuno con i propri metodi, per far divenire l’Italia una nazione unita, il pensiero liberale poneva la questione di separatezza fra politica e religione. Ma il nostro paese, con i successi elettorali di un partito che già nel nome si dichiarava palesemente aperto ai cattolici, non sembra avere ancora risolto, a distanza di 150 anni, tale questione. Chi ha avuto la maggioranza in Parlamento in tutti i decenni della storia della Repubblica italiana ha lasciato troppo spesso che le dinamiche del pensiero cattolico interferissero con il modo di legiferare dentro uno stato che avrebbe dovuto essere da subito laico, aperto a tutti i cittadini, senza distinzioni di sesso, idee politiche, razza, religione, uno stato moderno quale possa essere per esempio quello francese. Aborto legalizzato, divorzio breve, eutanasia, coppie di fatto, libertà di adozione per coppie omosessuali, testamento biologico, procreazione medicalmente assistita, prostituzione regolamentata sono tutti temi che sono stati difficoltosamente affrontati dal Parlamento e spesso risolti, ma solo quando si sono effettivamente realizzate le leggi, con compromessi che hanno lasciato le cose a metà, senza che si possa oggi serenamente affermare che lo stato sia laico ed indipendente dal pensiero religioso. E’ di attualità la questione della legge sull’omofobia e pare che anche un partito che si dichiara progressista stia scendendo a compromessi con la parte di esso vicina al pensiero cattolico. L’impressione è che l’Italia, oggi, abbia ancora tanta strada da fare prima di diventare uno stato libero e laico come certi moderni stati europei.

 

Fabio Benetti, 21 settembre 2013

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