Liberismo? No, grazie!

Verdi_(politica)

Tanti anni fa, nel bar sotto la mia abitazione, un mio amico vicino di casa, fresco di laurea in Scienze Politiche, mi disse che a parer suo il liberismo era il sistema migliore possibile per la vita di noi esseri umani. Io di primo acchito non ho saputo rispondergli né che era vero e neppure seppi contrariarlo. A molti anni di distanza leggo Giovanni De Mauro nell’Internazionale n.1120 che confuta quella sua affermazione così:

“Sembra un dettaglio ma forse non lo è. Giornalisti e commentatori hanno spesso la tendenza ad aggiungere “radicale” dopo la parola “sinistra” ogni volta che si parla di Alexis Tsipras o Pablo Iglesias, e oggi di Jeremy Corbyn.
In realtà non bisognerebbe aggiungere nulla, e smettere invece di definire di sinistra tutti quei partiti europei che pur provenendo da un percorso comune hanno finito per allontanarsene così tanto, per passaggi e strappi successivi, da aver perso ogni traccia della loro storia. Da molti punti di vista una persona come Matteo Renzi è più vicina a Sergio Marchionne – perfino nel linguaggio del corpo – che agli operai che lavorano negli stabilimenti della Fiat. Ma non è questo il punto. Il fatto è che sul nostro pianeta una grandissima maggioranza di persone vive in condizioni inaccettabili, con gradi di povertà che variano a seconda della latitudine e del colore della pelle. E non c’è bisogno di scomodare nessun filosofo tedesco dell’ottocento. A dirlo sono, da anni ormai, gli studi delle agenzie delle Nazioni Unite, il lavoro sul campo delle organizzazioni non governative, ma anche chiunque non chiuda gli occhi di fronte al fiume di persone che spinge alle porte dei paesi più ricchi. Leggendo gli indicatori di scolarizzazione, salute, speranza di vita alla nascita, PIL pro capite, accesso a servizi essenziali o libertà di movimento ci vuole coraggio per definire il mondo in cui viviamo un mondo giusto. Alexis Tsipras, Pablo Iglesias o Jeremy Corbyn saranno forse inadatti, avranno fatto e faranno errori, ma chi li ha scelti e votati ha solo cercato di ricordare che finora il capitalismo è stato un disastro, anche se costellato di invenzioni e innovazioni stratosferiche.”

Che dire? I fallimenti del socialismo reale sono stati in questi anni sotto gli occhi di tutti. La Russia ha fallito, la Cina di comunista mantiene solo la facciata, e Cuba è un paese strano. Chi di noi se la sentirebbe di rinunciare alle comodità della nostra società, al benessere che essa ci vende?
Eppure il termine “benessere” mi sta stretto. Molto, troppo stretto. Mi opprime.
Benessere per pochi, non per tutti. I privilegi cui assisto ogni giorno mi fanno pensare al Medio Evo, quando c’erano i nobili, il clero, la borghesia nascente che stavano bene, e una massa di servi della gleba che faticava per loro.
Oggi il benessere è un poco più diffuso, ma le risorse naturali (l’acqua dolce, per esempio) stanno finendo. Ci stiamo avvicinando ad un baratro, e se continueremo col paraocchi a camminare verso quella direzione non resterà molto di ciò che possiamo avere noi bianchi occidentali che viviamo nel capitalismo, sommersi in un liberismo sempre più accelerato.

(Fabio Benetti, 24 settembre 2015)

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