Libertà

libertà

Nell’ultimo numero dell’Internazionale uscito il 22 gennaio 2016 leggo che nelle Filippine

Tre anni dopo la sua approvazione, la legge sulla salute riproduttiva continua a incontrare ostacoli, scrive ASIA SENTINEL. La chiesa cattolica si oppone alla sua applicazione, equiparando i contraccettivi ai farmaci abortivi (l’interruzione volontaria di gravidanza è vietata dalla costituzione). La legge, a cui si è arrivati dopo un percorso lungo e tortuoso, prevede lo stanziamento di fondi governativi per l’informazione e i servizi relativi alla pianificazione familiare, la prevenzione della mortalità materno-infantile, l’educazione alla salute riproduttiva e i programmi per la salute riproduttiva dei disabili,l’assicurazione sanitaria per i sieropositivi e i malati di AIDS, tumori al seno o all’apparato riproduttivo. Anche se l’aborto è vietato, secondo l’OMS nel 2005 gli aborti clandestini praticati ogni anno nel paese erano 800mila e oggi si calcola siano centomila in più. A inizio gennaio una commissione bicamerale ha fatto eliminare dal budget per la pianificazione familiare 20 milioni di euro destinati alla distribuzione di contraccettivi gratuiti nel 2016. In questo modo si colpiscono i sette milioni di donne che non possono acquistare contraccettivi. “Far passare una legge è solo metà della battaglia. Garantirne l’applicazione richiede una vigilanza costante”, commenta il PHILIPPINE STAR.

 

Poi, nello stesso settimanale, si pubblica un articolo di Gaia Pianigiani, del New York Times, che spiega che

In Italia la legge consente l’interruzione volontaria di gravidanza, ma in alcune regioni i ginecologi obiettori di coscienza sono più dell’80 per cento.

Tali percentuali preoccupano alcuni esperti di salute femminile, che temono che nei prossimi anni sarà ancora più difficile abortire.[…]

 

Gli esperti concordano nel riconoscere che l’educazione sessuale ha contribuito al calo degli aborti in Europa. L’interruzione volontaria di gravidanza entro i primi tre mesi è legale nella maggior parte dei paesi europei, anche se con alcuni limiti. Ma gli esperti concordano anche nel dire che in Italia la situazione è diversa, perché i medici e i centri disposti a praticare l’ivg sono pochi.

Inoltre l’opposizione della chiesa cattolica all’aborto fa sì che in Italia la condanna sociale sia più forte in confronto a molti altri paesi. Così, anche negli ospedali italiani dove sulla carta l’ivg è possibile, i medici obiettori sono sempre di più.[…]

 

In Italia la questione non divide apertamente l’opinione pubblica come negli Stati Uniti. Ogni tanto un movimento cattolico antiabortista organizza delle manifestazioni, ma almeno ufficialmente le amministrazioni locali non ostacolano le interruzioni volontarie di gravidanza. Nella pratica, però, in alcune regioni le donne devono superare molti ostacoli per accedere ai centri che le eseguono.

Questa situazione è stata giudicata “dannosa” per la salute delle donne dal Comitato europeo per i diritti sociali (Ceds), che ha condannato l’Italiaper violazione degli articoli riguardanti il diritto alla salute: “Le donne a cui è negato l’accesso ai centri che praticano l’ivg nella loro regione di residenza rischiano di essere effettivamente private del diritto, sancito per legge, a usufruire di questo servizio, non riuscendo a trovare soluzioni alternative per i tempi stretti”.[…]

 

Praticare le ivg usando metodi non invasivi è altrettanto difficile. Le Marche non hanno mai tradotto in protocolli e linee guida regionali le direttive nazionali sulla pillola abortiva Ru486. Così in quella regione continua a non essere disponibile la pillola che, sulla carta, le donne italiane possono usare dal 2009. La mancanza di alternative per molte donne che abitano nelle Marche ha costretto l’Associazione per l’educazione demografica (Aied), che offre servizi ambulatoriali per problemi di salute che riguardano soprattutto le donne, a proporre un suo rimedio. Ha chiesto a dei medici disposti a praticare l’ivg, che lavorano a Roma e Milano, di andare una volta alla settimana ad Ascoli Piceno, perché nessun ginecologo dell’ospedale di quella città eseguiva interruzioni di gravidanza.[…]

In un paese prevalentemente cattolico, ci hanno detto alcuni medici di Ascoli Piceno, le donne che abortiscono vivono ancora un fortissimo senso di colpa. “Un senso di colpa aggravato da politiche sbagliate”, osserva Laura Olimpi, pediatra e presidente dell’Aied di Ascoli Piceno. “Non c’è nessuna intenzione di gestire questo fenomeno, che peraltro è in calo, per tutelare la salute delle donne”.

 

Papa Francesco ha annunciato che durante il giubileo della misericordia, inaugurato a dicembre, tutti i sacerdoti cattolici avranno facoltà di dare l’assoluzione per il “peccato di procurato aborto”. Francesco, che pure non ha modificato gli orientamenti della chiesa in materia, ha descritto “la cicatrice di questa scelta sofferta e dolorosa” nel cuore di molte donne che ha incontrato. Per alcune di quelle donne le parole del papa sono state un conforto nell’odissea emotiva e sanitaria che hanno dovuto affrontare. “La prima cosa che ho pensato quando l’ho sentito è stata: ‘Be’, almeno adesso mi assolverà’”, ha detto una donna di 38 anni madre di due figli adottivi che, per motivi personali ed economici, ha deciso di abortire all’insaputa del marito, ma per farlo ha dovuto spostarsi di oltre cinquanta chilometri da casa. “Non era il momento giusto per avere un figlio, e io lo sapevo”, ha detto. “Chi sono loro per giudicarmi?”.

Prima del 1970 in Italia non era possibile divorziare. Chi aveva scelto di firmare il contratto di matrimonio, sì perché di “contratto” si tratta, non di una cosa piovuta dal cielo o di un legame amoroso più importante di quelli che intercorrono fra gli umani senza quella firma, doveva rimanere legato alla persona che l’aveva firmato insieme per tutta la vita. C’era un partito allora, il partito dei cattolici nel vero senso della parola (si chiamava proprio “cristiano”) che insieme al partito che dava una qualche regolarizzazione ai post fascisti si opponeva con tutte le sue forze all’entrata in vigore della legge che dava la libertà a due persone che non volessero più restare insieme di divorziare. Ma le altre forze laiche del paese si erano coalizzate e riuscirono a convincere la popolazione italiana che dare la libertà di divorziare all’individuo, se lo voleva, era umano, era misericordioso, era giusto, era insomma un atto d’amore. E la gente votò contro la cancellazione della legge che concedeva il divorzio. Oggi vediamo anche alti esponenti di quelli che erano i due partiti fermamente contrari a quella legge divorziare e risposarsi anche più volte. La Chiesa ancora oggi però proibisce l’accesso al sacramento dell’eucarestia ai divorziati risposati, e impedisce un secondo matrimonio all’altare, anche se pare che il papa abbia allargato le maniche nella concessione dell’annullamento del matrimonio cattolico, liberandolo dai pesanti oneri economici che aveva fino a pochi mesi fa, e portandolo quindi più vicino alle tasche anche dei poveri. Un secondo matrimonio in chiesa pare quasi oggi “fare bello”.

Prima del 1978 in Italia le donne che intendessero interrompere la gravidanza dovevano farlo di nascosto. Quelle che erano ricche potevano farlo senza giustificazione alcuna in ospedali consenzienti dietro cospicua elargizione pecuniaria, quelle povere potevano farlo a rischio della propria salute fisica in privato, rivolgendosi a persone che di medicina non ne sapevano quasi mai.

In buona sostanza chi era ricco poteva abortire senza problemi, chi era povero, se aveva il coraggio di farlo, lo faceva con tanti gravi problemi, e perciò i ricchi abortivano e i poveri quasi sempre si tenevano i figli.

Anche nel ’78, il partito dei cattolici che si fregiava del simbolo con la scritta “libertà”, fu fortemente contrario alla legge compassionevole che il parlamento italiano aveva promulgato, ma anche quella volta i cattolici furono sconfitti dalla volontà popolare.

Ma i cattolici non si sono mai arresi. Quando ero bambino a scuola m’insegnarono che “libertà” è una parola astratta. Ed è proprio vero. Ci si può travestire della parola “libertà” senza invece avere la minima intenzione di concederla concretamente al prossimo, anche se i vangeli recitano “ama il prossimo tuo come te stesso”. Infatti ci furono anche movimenti politici chiamati “Polo della libertà”, “Casa della libertà”, eccetera, che libero nei fatti intendevano rendere solamente chi ha evaso le tasse ed ha messo le mani dentro innumerevoli intrallazzi che di legale non hanno niente facendola sempre franca, oppure volevano rendere o lasciare infinitamente liberi i ricchi ed i potenti. Insomma, i più forti.

Oggi noi che pretendiamo di essere nazione più importante delle Filippine, noi che abbiamo la filippina in casa come colf, non siamo poi così diversi da quel paese in cui l’aborto è ancora vietato viste tutte le difficoltà e gli scoraggiamenti cui va incontro qui una donna che per necessità chiede aiuto al medico per interrompere la gravidanza. E non basta, a mio avviso non può bastare, l’assoluzione ecclesiastica per aver commesso il fatto visto che siamo in anno di giubileo della misericordia. Ancora oggi la Chiesa si oppone troppo assurdamente alla contraccezione, all’aborto, e con ogni probabilità anche all’educazione sessuale nelle scuole.

 

Libertà secondo me invece è concedere all’altro anche quello che io non farei mai, visto che l’altro ha la sua propria coscienza, la sua propria esperienza di vita giocoforza differente dalla mia. Libertà è dare il permesso di praticare l’eutanasia, per esempio, cui tanto i cattolici si oppongono. Libertà è concedere il diritto di adozione a coppie dello stesso sesso, e potrei continuare. Se potessi darei il diritto ai poveri di vivere con dignità e piacevolmente la loro vita come e quanto i ricchi.

 

Tuttavia avrei se potessi anch’io le mie intenzioni di limitarla, la libertà. Per esempio non concederei la libertà di arricchirsi rubando tramite sotterfugi, limiterei la libertà di inquinare il pianeta, fermerei la libertà di usare l’arroganza nei confronti delle minoranze e l’intolleranza razziale e religiosa di cui alcuni fanno uso con un po’ troppa leggerezza.

Fabio Benetti, 22 gennaio 2016

I commenti sono chiusi.