L’occasione delle rinnovabili

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The New York Times, Stati Uniti

 

Alcuni leader mondiali, soprattutto in paesi in via di sviluppo come l’India, sostengono da anni che non riescono a ridurre le emissioni di gas serra perché sono costretti a usare combustibili inquinanti come il carbone per produrre energia a basso costo. Ma questo argomento è sempre meno valido, perché i costi delle fonti rinnovabili come il solare e l’eolico continuano a scendere.

 

Secondo uno studio delle Nazioni Unite, nel 2015 per la prima volta le fonti rinnovabili sono state responsabili della maggior parte della nuova potenza energetica installata nel mondo. Più di metà dei 286 miliardi di dollari investiti nel solare, nell’eolico e in altre rinnovabili sono stati spesi in paesi emergenti come la Cina, l’India o il Brasile. Se si escludono i grandi impianti idroelettrici, il 10,3 per cento dell’elettricità prodotta nel 2015 proveniva da fonti rinnovabili, circa il doppio rispetto al 2007. Dal 2009 il costo della produzione di energia è sceso del 61 per cento per i pannelli solari e del 14 per cento per le pale eoliche.

 

Secondo alcune stime nel 2020 in India l’energia solare potrebbe costare il 10 per cento in meno rispetto a quella prodotta bruciando carbone.

 

Questi segnali positivi suggeriscono che è possibile ridurre le emissioni di gas serra più velocemente ed economicamente del previsto, e fanno sperare che sia possibile raggiungere l’obiettivo fissato a dicembre alla conferenza di Parigi: contenere l’aumento della temperatura globale al di sotto della soglia oltre la quale il mondo andrebbe incontro a devastanti conseguenze come l’innalzamento del livello dei mari, inondazioni, siccità e carestie.

 

Gli enormi ostacoli incontrati a Parigi rimangono.

 

Uno è tecnico: le batterie necessarie a compensare l’incostanza delle fonti rinnovabili sono ancora piuttosto costose. Un altro è finanziario: nonostante la crescita degli investimenti privati nelle rinnovabili, i paesi industrializzati non hanno mantenuto l’impegno preso nel 2009 di fornire cento miliardi di dollari all’anno per finanziare le rinnovabili nei paesi poveri. Il terzo ostacolo è politico. Alzare il prezzo dei combustibili fossili incoraggerebbe gli investimenti nell’energia pulita, ma negli Stati Uniti una tassa sulle emissioni rimane un’ipotesi molto lontana.

 

La diminuzione del costo delle rinnovabili è un chiaro incentivo. La prospettiva di disporre di energia a basso prezzo e allo stesso tempo salvare il pianeta dovrebbe spingere i politici a intraprendere azioni più coraggiose.

 

INTERNAZIONALE n. 1148, 8 aprile 2016

 

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