L’occasione di Hiroshima

56Dopo essere stato il primo presidente statunitense a visitare la Birmania e Cuba, alla fine di maggio Barack Obama aggiungerà un altro primato alla sua lista andando a Hiroshima. È una grande occasione per riprendere l’obiettivo del disarmo nucleare, che si era prefissato all’inizio della presidenza ma è poi passato in secondo piano dietro le molte altre questioni di politica estera.

Per anni i funzionari statunitensi si sono tenuti alla larga dal monumento alle duecentomila vittime di Hiroshima e Nagasaki. Dato che Giappone e Stati Uniti sono alleati da settant’anni, la decisione di Obama sembra un atto dovuto. Eppure è arrivata solo dopo un acceso dibattito: alcuni temevano che potesse essere interpretata come una richiesta di scuse, infiammando ulteriormente la campagna elettorale per le presidenziali statunitensi. Le visite di Obama in Medio Oriente e in Europa per ricostruire i rapporti che si erano deteriorati durante l’amministrazione Bush erano state ingiustamente definite un “tour del pentimento”.

In Giappone però Obama non ha intenzione di chiedere scusa, ma di presentare una “visione condivisa per il futuro”. Anche se non è riuscito a raggiungere l’obiettivo di “un mondo senza armi atomiche”, può comunque vantare importanti risultati, come l’accordo sul nucleare iraniano e il trattato New Start, che limita il numero di testate strategiche di Stati Uniti e Russia. Ulteriori progressi sono bloccati dall’opposizione di Mosca, dal senato statunitense che rifiuta di ratificare il bando sui test nucleari e dal Pakistan, che ha bloccato i negoziati su un trattato per fermare la produzione di materiale fissile.

Ma anche Obama ha fatto dei passi falsi: il programma da mille miliardi di dollari per ricostruire l’arsenale statunitense è incompatibile con il suo impegno. Il presidente può ancora recuperare la sua credibilità: per esempio cancellando il progetto per un nuovo missile nucleare e convincendo il Consiglio di sicurezza dell’Onu ad appoggiare la moratoria sui test nucleari. A Hiroshima potrebbe pronunciare un discorso forte e lanciare una nuova iniziativa sul disarmo.

The New York Times, Stati Uniti, Internazionale n. 1153, 13 maggio 2016

 

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