Ma internet aiuta davvero ad apprendere?

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(di Mario Tozzi, primo ricercatore Cnr – Igag e conduttore televisivo)

 

Il vocabolario è stato compagno di generazioni di studenti, ma oggi rischia di andare in pensione per via di internet. E’ un bene? E’ vero, faccio molto prima a ricercare un lemma in rete: basta un click e arrivo subito al risultato. Dunque, in questo senso, tanta fatica risparmiata per la nostra ricerca di cosa significa “abaco” e da dove viene il termine “pagano”. Ma è sicuro che i vocabolari (in particolare i dizionari) fossero fatti solo per cercare il significato delle parole? Certo, quello è il loro scopo, ma forse c’era qualcosa di più, c’era il valore della ricerca e il PIACERE DELLA SCOPERTA: muoversi fra le migliaia di parole in centinaia di pagine e, intanto, scorrere altri nomi che suscitano la nostra immaginazione. Era un viaggio, un bel viaggio nel mondo di quanto gli uomini hanno inventato per nominare gli oggetti e le azioni. Mentre cerco “monade” mi imbatto in “monaco” o “monarca”, per un attimo mi soffermo a pensare e poi proseguo, e, quando sono arrivato alla definizione che cercavo, ho compiuto un brevissimo, ma dignitosissimo percorso di crescita.

 

Niente di tutto questo sul web: si arriva subito alla parola e stop. Forse i PROCESSI COGNITIVI stanno cambiando e la conoscenza, nel futuro, sarà fatta solo così: per collegamenti orizzontali che non hanno bisogno di approfondimenti, ma solo di capacità mnemonica di trattenere a mente gli indirizzi dei piani del sapere. In ogni caso questa memoria non sarà più nel cervello delle persone, ma negli hard-disk delle macchine. Così è disponibile sempre, in teoria, ma è difficile che venga riesumata. E il valore dell’itinerario cognitivo è stravolto. O scomparso.

 

Non mi nascondo dietro un dito: LA RETE E’ IMBATTIBILE per sapere al volo che tempo farà in Patagonia meridionale fra mezz’ora. Ma fa perdere quel tempo che pensavi di guadagnare, e può essere diseducativa, per conoscere la poetica di Jacques Prévert o le ragioni del fascismo. Ed è più faticosa e, in definitiva, se cerchi autorevolezza e completezza, quasi più lenta della ricerca sui libri. Ecco perché qualcuno ha già affermato che internet non ci rende affatto più colti o più intelligenti, ma, probabilmente, solo e soltanto più stupidi. E’ un assaggio rapido e distratto di molti saperi organizzati su piani orizzontali, senza alcun approfondimento verticale. Al suo cospetto, il libro suscita un pensiero molto più profondo e creativo (anche quando fosse digitale).

 

E non è che questo porti i vantaggi che ci si aspettava, neanche a scuola. Uno studio Ocse (2014) metteva in luce quello che già potevamo sospettare: l’uso delle tecnologie NON FAVORISCE LA DIDATTICA né l’apprendimento. Dove si usa internet durante le lezioni i risultati sono addirittura deludenti rispetto a dove non si usa. Insomma i tablet per uso didattico sono, in buona sostanza, armi di distrazione di massa e, mentre un libro lo sanno usare tutti, un pc magari ancora no. Qualche volta è una fortuna.

 

 

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