Montagne di rifiuti

Produciamo montagne di rifiuti. Trasformati in consumatori buttiamo ogni giorno ciò che sfamerebbe per una settimana un nostro simile del terzo o quarto mondo . Si sono consumate spensieratamente nel così detto “occidente civilizzato” enormi risorse naturali per sostenere la folle idea di sviluppo illimitato. Per esempio in Italia ogni anno si buttano oltre 140 milioni di tonnellate di “materia”, che provoca una nuova rapina di altrettante risorse naturali sostitutive. Un processo assurdo che sta uccidendo il pianeta e anche chi lo abita e che in Italia sta diventando un problema di sicurezza, di difesa della legalità oltre che di sopravvivenza e di sviluppo di interi territori, come Napoli insegna! Qualche sera fa in una trasmissione televisiva un esperto ha comunicato che ogni italiano produce 520 chili di mondezza! Se tutti fossimo cittadini adulti e dunque responsabili si dovrebbe considerare questo un problema che ci appartiene e sentirci impegnati a ridurre, a gestire e a smaltire i rifiuti che produciamo, senza delegare questo vitale processo a nessuno. Produrre meno spazzatura dovrebbe essere sentita da tutti come un’esigenza naturale così come controllare che la differenziata venga fatta in modo serio attraverso la gestione integrata con la nostra partecipazione attiva. Purtroppo si preferisce la delega e l’idea che mi sto facendo è che il Piano regionale abbia come recondito obiettivo, più che la salute delle persone e dell’ambiente, gli interessi economici delle imprese e che ciò sia possibile perché ancora troppe persone non capiscono che la cura dell’ambiente è un’azione che ci deve coinvolgere tutti e non può essere delegata a nessuno. Nel quartiere dove vivo sono quasi due anni che è iniziata la raccolta differenziata e ancora verifico giornalmente che molti non ne vogliono sapere di farla correttamente, mi aspetterei un intervento dell’amministrazione o dell’azienda a richiedere attenzione e collaborazione invece lettera morta. Mi chiedo perché non si solleciti la partecipazione dei cittadini su una questione essenziale per la vivibilità e per l’immagine di un territorio. Un’amministrazione “progressista” dovrebbe inseguire uno sviluppo rispettoso delle leggi naturali di conservazione dell’ambiente per tutelare lo stesso livello di beni e servizi con un minore uso di risorse naturali ed impegnarsi perché ogni cittadino venga coinvolto in questo sforzo indice di civiltà. Invece l’impressione è che l’ignavia sia persino sollecitata, si è iniziata la differenziata ma siamo ancora ben lontani dagli obiettivi che ci dovrebbero portare al fatidico rifiuto zero. Urge un vero buon governo dei rifiuti a partire dalla loro riduzione e dal riuso. Se il punto focale della questione rifiuti e della sua soluzione sta nella raccolta differenziata bisognerà lavorare con impegno perché tutti discutano delle soluzioni e si sentano impegnati al successo del riciclo, per questo gli esiti mensile e annuali ottenuti, dovrebbero essere resi pubblici ed esposti con indicatori di efficacia chiari e leggibili da tutta la popolazione della nostra regione. Per la buona riuscita del riciclo si dovrebbe cancellare anche l’idea di realizzare un nuovo inceneritore, invece il piano ne prevede la costruzione. Fin quando nel Piano regionale dei rifiuti troviamo la possibilità di costruire inceneritori è certo che la raccolta differenziata non sarà mai un vero obiettivo. E’ elementare che il riciclo dei rifiuti non si concilia con un impianto di incenerimento che ha bisogno di un flusso continuo e costante di spazzatura da bruciare per giustificare, sia sul piano tecnico che su quello economico, la sua costruzione. Inoltre la presenza di un inceneritore osterebbe alla chiusura delle discariche che anzi verrebbero alimentate dalle sue scorie e dai sottoprodotti dei sistemi di filtraggio dei fumi che sono materiali altamente tossici. Qualcuno a suo tempo dichiarò che pensare male è diabolico ma ci si azzecca, allora non vorrei che la previsione di costruire un nuovo inceneritore nasconda la volontà di far arrivare lauti guadagni per riempire le tasche degli azionisti pubblici e privati insieme alla “monnezza” nazionale ed europea; se questo fosse, sarebbe una vera follia e non possiamo permetterla.

(Katia Bellillo, Perugia, 27.11.2012)

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