Il movimento NO TAP

E’ nato in quest’ultimo periodo in Italia un nuovo movimento che per certi versi, a cominciare dal nome, somiglia al movimento NO TAV che sembra essere stato messo da parte dai mass media, i quali ci avranno anche detto a suo tempo come sarebbe proseguita la faccenda dalla parte delle Alpi dove appunto nacque, ma che se non succede nulla di clamoroso trascurano tranquillamente di aggiornarci ogni tanto su quel che accade lì.

Qui siamo lontani dalle Alpi: ci troviamo in Puglia, terra dal buon vino e di un favoloso olio di oliva, e di qui deve passare il nuovo gasdotto in realizzazione, che nell’ultimo suo tratto vien chiamato TAP, che dovrebbe rifornire l’Italia in futuro rendendola un po’ meno dipendente dal gas della Russia, attualmente nostro fornitore praticamente monopolista. Riguardo a questo nuovo gasdotto noi crediamo che tutti dovrebbero essere d’accordo che sia cosa buona per le italiche genti, e invece questa maggioranza assoluta di consensi pare venga a mancare. Perché? Perché la tele mostrava anche ieri sera assembramenti di persone nella campagna pugliese che agitavano i pugni quasi fossero operai della FIOM e cantavano pure Bella ciao, e c’era poi anche qualcuno che tentava di calcare le orme di Pasolini dicendo ai poliziotti inviati lì dallo Stato che erano anche loro figli di contadini come la folla protestante, e che quindi avrebbero dovuto disobbedire agli ordini loro impartiti e invece di bloccarli mettersi dalla parte loro a protestare tutti insieme appassionatamente. Ma perché quella brava gente ostacola i lavori per la realizzazione del TAP? Perché tali lavori prevedono l’espianto di circa 200 ulivi secolari, operazione indispensabile ai fini del completamento del gasdotto.

Ora alla TV hanno detto che tale espianto non è definitivo perché quando il TAP sarà ultimato gli alberi ritorneranno al loro posto. A questo punto pensiamo che se le cose stanno così il nuovo movimento NO TAP non è ragionevole, perché qui non si tratta di abbassare la testa di fronte al dio progresso bensì di cercare di migliorare la qualità dell’energia che consumiamo e di cui, vivendo immersi nella tecnologia, non possiamo fare a meno. Certo ho avuto modo di sapere da un pugliese che lui di riscaldarsi d’inverno non ha quasi mai bisogno, per cui mi viene da pensare che ci sia anche un poco una forma di egoismo in questa protesta, perché pare quasi che ai protagonisti del movimento l’utilità del gas non interessi un fico secco.

Certo che il tempo stringe perché a maggio gli ulivi non si potranno più espiantare pena la morte di tutte le piante, e così i lavori del gasdotto rischiano di essere rimandati a ottobre.

Ci riserviamo di cercare di formare un movimento anti NO TAP se questo dovesse accadere, perché a differenza dei pugliesi che cantano Bella ciao, noi abbiamo proprio i termosifoni riscaldati col gas.

 

Fabio Benetti, 29 marzo 2017

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