Non di solo pil vive l’uomo

Fritjof_Capra

Il 18 marzo 1968 Robert Kennedy disse: “Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones, né i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei week end. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori famigliari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto dell’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani”.

Secondo il libro “Crescita qualitativa” di Fritjof Capra ed Hazel Henderson, Aboca edizioni, il problema sta che a distanza di più di quarant’anni da quel discorso l’egemonia culturale, il modo di pensare la crescita e lo sviluppo della società, stanno ancora lì, in termini tipicamente “quantitativi”. Tutti i giorni sentiamo parlare della necessità di ripresa della crescita economica, ma tutti o quasi tutti la pensiamo ancora in termini di PIL.

Invece “l’interconnessione fondamentale di tutti i nostri principali problemi” dimostrerebbe “che abbiamo bisogno di guardare oltre l’economia per risolvere la crisi economica globale” e che “una visione sistemica rende possibile trovare soluzioni sistemiche – soluzioni che risolvono diversi problemi simultaneamente”. Per esempio, la transizione da un’agricoltura industriale a larga scala che fa uso di sostanze chimiche a un’agricoltura biologica comunitaria e sostenibile, contribuirebbe in modo significativo alla soluzione di tre questioni fondamentali: dipendenza energetica, cambiamento climatico e crisi dell’assistenza sanitaria.

Numerose di queste soluzioni sistemiche sviluppate di recente sono state sperimentate in tutto il mondo.

Esse evidenziano che il passaggio da una crescita quantitativa a una crescita qualitativa, usando tutti i nuovi indicatori di qualità della vita e di benessere, può guidare i paesi nella transizione dalla distruzione ambientale alla sostenibilità ecologica, da una situazione di alta disoccupazione, povertà e spreco alla creazione di lavoro dignitoso e utile.

Questa transizione verso la sostenibilità ormai non è più un problema né concettuale né tecnico.

E’ un problema di valori e di volontà politica.

(Fabio Benetti, 4 ottobre 2016)

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