Parlare di Gramsci? Perché no?

Tutti noi sappiamo che navigando in internet si può trovare di tutto già da tempo ormai. Personalmente ritengo che in tutto quel che si può trovare debba avere una importanza maggiore il pensiero esposto nei portali delle testate giornalistiche. Oggigiorno si può leggere i giornali anche frequentando internet senza andare in edicola, magari non trovando proprio tutto, ma per esempio articoli come quello che vado a commentare, dal quotidiano “il Gazzettino” dello scorso 9 marzo. Eccolo:

 

Gramsci a scuola: le idee non devono fare paura

 

Caro Direttore, ho visto ora che il Ministro Fedeli ha fatto una circolare alle scuole italiane per ricordare la figura di Antonio Gramsci a 80 anni dalla morte avvenuta a Roma il 27 aprile 1937. A questo punto chiedo che siano ricordate nelle scuole italiane anche le encicliche “Divini Redemptoris” che condanna il comunismo e “ Mit Brenennder Sorge” che condanna il nazismo ambedue del 1937 di Pio XI.  Ricordo solo che Antonio Gramsci (la cui moglie accusava il capo storico del Pci Palmiro Togliatti di averlo fatto arrestare) e’ stato un teorico del comunismo e che il comunismo ha provocato milioni di morti nel secolo scorso.

Dino Zuccherini  – Padova

 

Caro lettore, non credo di poter essere sospettato di nutrire simpatie comuniste o post-comuniste. Ma proprio per questo penso anche che non bisogna avere paura delle idee. Antonio Gramsci, che morì a 46 anni dopo averne trascorsi gli ultimi 11 in carcere, è stato uno dei grandi protagonisti della cultura italiana del secolo scorso. Ed è considerato, a livello internazionale, uno dei più importanti pensatori del marxismo teorico del ‘900. A lui, come noto, si devono in particolare importanti studi sulla conquista del potere e sulla costruzione dell’egemonia. Basterebbe questo a giustificare l’iniziativa del Ministro dell’Istruzione. Il vero problema credo sia un altro. Che nel ricordare all’interno delle scuole la figura di questo pensatore, andrebbero evidenziate non solo le sue indubbie qualità filosofiche, ma anche, come lei giustamente sottolinea, le devastanti conseguenze politiche dell’ideologia marxista di cui Gramsci è stato uno dei più originali e acuti interpreti. Questo sarebbe un corretto ed educativo approccio: una lettura critica di un personaggio e di una stagione decisivi della nostra storia recente. Purtroppo credo di essere facile profeta, nel pensare che non sarà così. In un Paese malato di ideologie come il nostro, il confronto libero e franco delle idee fa ancora paura. E decenni di egemonia culturale marxista (ecco l’importanza dell’elaborazione gramsciana) fanno sentire il loro peso.

Roberto Papetti

 

Che cosa ho appena trovato? Ho trovato un pezzo giornalistico nel quale sostanzialmente lettore e giornalista sono concordi nel condannare il comunismo e quindi fra le righe a criticare l’iniziativa ministeriale nata per ricordare l’ottantesimo anniversario della morte di Antonio Gramsci.

E’ palese che sia il signor Zuccherini sia il direttore Papetti stanno ideologicamente dalla stessa parte politica che non è certo di sinistra, poi dettagliatamente il signor Zuccherini pare, più che una persona interessata di filosofia politico-economica, un anticomunista clericale, mentre il direttore del giornale sembra apprezzare in sé la figura filosofica di Gramsci, ma ci tiene a sottolineare che era comunista, e quindi che bisogna stare attenti nel presentarlo, e si dichiara sfiduciato nei confronti della categoria degli insegnanti: “credo di essere facile profeta nel pensare che non sarà così” e “decenni di egemonia culturale marxista fanno sentire il loro peso”.

Ora per rispondere al signor Zuccherini io direi che più che contrapporre al pensiero gramsciano in classe un’enciclica papale che condanna il comunismo io cercherei fra i vari filosofi un pensiero che spieghi perché sia meglio vivere nel capitalismo, come noi stiamo vivendo oggi, piuttosto che nel comunismo, che questo il papa non lo spiega mica, e anzi sembrerebbe che oggi l’attuale papa Bergoglio voglia condannare a più riprese l’attuale capitalismo, questo capitalismo che sembra farla da padrone da qualsiasi parte noi si giri la testa.

Attenzione: non voglio mica collocarmi come figura intellettuale al di sopra del signore che ha scritto la lettera pubblicata nel Gazzettino, e neppure al di sopra del direttore di quel giornale, me ne guardo bene. Anzi, con ogni probabilità, incontrandoli, avrei molto da imparare sia da un interlocutore sia dall’altro.

Ma per una esperienza personale vissuta sui banchi di scuola devo proprio anche confutare la risposta del direttore.

Le mie scuole medie, infatti, erano tutt’altro che impregnate di cultura marxiana. Quasi tutti gli insegnanti facevano invece per così dire a gara per metterci in guardia dai pericoli del pensiero comunista, e, per uscire un attimo dal tema, addirittura elogiarono a quel tempo l’utilizzo delle centrali nucleari che, secondo loro, erano nuova e buonissima fonte di energia che avrebbe dovuto soppiantare l’utilizzo del petrolio.

Poi Chernobyl li ha un pochettino contraddetti.

Non vorrei che la storia dovesse nel tempo contraddire il pensiero dei nostri due interlocutori, non tanto per una diffusione del comunismo reale, che da parecchio ormai ha fatto il suo tempo e potrebbe morire anche nei pochi posti in cui è rimasto, e anzi stiamo assistendo a un ritorno in grande stile della destra con pericoli di un suo sfociare in un neofascismo quello sì direi da rinnegare del tutto, cosa che non è mai stata davvero fatta, ma per un arrivare a un punto in cui i nostri figli diranno: ecco a quale strana e infelice vita ci ha portato l’incontrollato liberismo dei nostri genitori.

 

Fabio Benetti, 11 marzo 2017

 

Riportiamo qui il discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del 27 aprile 2017:

Roma, 27 apr. (askanews) – “La vicenda politica e umana di Antonio Gramsci, la sua lezione morale e culturale sono in grado di offrire ancora oggi molteplici spunti e la riflessione della sua figura, in una stagione di grandi cambiamenti come quella che viviamo, può ulteriormente arricchire il patrimonio comune del nostro Paese “. Lo ha affermato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricordando Antonio Gramsci nell’ottantesimo anniversario della sua scomparsa.

“A ottant’anni dalla morte, avvenuta con le sofferenze della lunga detenzione patita nel carcere fascista – ha sottolineato il capo dello Stato – ricordiamo in Antonio Gramsci un pensatore colto e originale – i cui scritti alimentano tuttora studi, riflessioni, ricerche in ogni parte del mondo – e uno dei padri della sinistra italiana. Le sue battaglie, la sua elaborazione teorica e la sua figura politica hanno contribuito in modo significativo alla fondazione dello Stato democratico e al suo radicamento popolare”.

“La pubblicazione delle Lettere e dei Quaderni del Carcere – e successivamente la ricostruzione dell’intero Epistolario gramsciano – costituisce uno snodo significativo della vicenda politica e culturale del Novecento italiano. La capacità di Gramsci di rileggere – con autonomia intellettuale – la nostra storia sociale e culturale, di interpretare il Risorgimento e lo sviluppo dello Stato Unitario, di analizzare i tratti specifici della questione meridionale, di cogliere il senso della incipiente partecipazione dei ceti popolari alla costruzione dello Stato – ha evidenziato ancora Mattarella – ha consentito alla sua parte politica un originale ancoraggio nazionale peculiare e significativo”.

“Le ragioni del vasto interesse internazionale per l’opera di Gramsci – ha concluso il capo dello Stato nel suo ricordo di Antonio Gramsci – sono strettamente legate a categorie e concetti, da lui elaborate e usate negli scritti, che hanno segnato le espressioni del Movimento marxista in vari Paesi, con una distanza critica dall’ortodossia dogmatica sovietica”.

 

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