Parlare di terrorismo islamico non vuol dire essere islamofobi

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Caro Michele, vecchio amico di Grazia Cherchi e di Tiziano Terzani, dovrei mettere un disco fisso di ringraziamento per i begli scossoni di razionalità e laicità che ci dai tutti i giorni. Tiziano Terzani, ammiratore di Gino Strada, ma eticamente discepolo di Kapuscinski, oggi credo muterebbe inclinazione rispetto al pacifismo dei suoi ultimi anni. Condivido alla lettera quello che dici in una recente “Amaca” (sul terrorismo islamista, ndr). Io ho un mio test personale: che cosa direbbe, di questa ottusa e comoda negazione della derivazione coranica del terrorismo, un curdo? Anzi, una donna curda? Oppure anche un normale contadino o commerciante iracheno, magari sciita?

 

Da anni io mando in giro tre o quattro volte all’anno questo pensiero di Kapuscinski: “Tre sono i flagelli che minacciano il mondo. Primo, la piaga del nazionalismo. Secondo, la piaga del razzismo. Terzo, la piaga del fondamentalismo religioso (sia esso islamico o cattolico, ndr). Tre pesti unite dalla stessa caratteristica, dallo stesso comun denominatore: la più totale, aggressiva e onnipotente irrazionalità. Impossibile penetrare in una mente contagiata da uno di questi tre mali. Nella testa di un tipo così arde il rogo sacro che aspetta le sue vittime”. (Ryszard Kapuscinski, da “Imperium”, Feltrinelli, pag. 209). Non sopporto la stupida carica di delegittimazione dell’interlocutore insita nell’accusa di “islamofobia”. Nella misura in cui l’islam o un islamico è “odiatore della vita umana, della libertà, della ragione”, io lo temo e cioè ne ho fobia, e non mi vergogno di dichiararlo e di parlare e agire per neutralizzarlo.

 

Esattamente come un sincero democratico non si vergogna di essere e dichiarare il proprio antifascismo e antinazismo basato sulla paura storica e dunque sulla sacrosanta nazifascismofobia. Fraternamente.

 

Vincenzo Cottinelli

 

Caro Cottinelli, intanto grazie del tuo ringraziamento. In genere ometto scrupolosamente di riportare le cose gentili che i lettori mi scrivono (quando me ne scrivono), ma nel tuo caso ho fatto un’eccezione perché essere “benedetto” nel nome di Tiziano Terzani e di Kapuscinski mi conforta non poco. Dopo quell’”Amaca” nella quale sottolineavo la reticenza di molti governanti occidentali a definire “islamico” il terrorismo islamico, mi è capitato di sentirmi dire: ma allora tu dai ragione alla Fallaci! Credo che ci sia una differenza non solamente formale (nei toni, voglio dire: che pure contano) ma anche sostanziale.

 

Fallaci avallava in toto il concetto di “guerra di civiltà” tra Occidente civile e Islam incivile, tracciando una linea di demarcazione tra Bene e Male che a me pareva irricevibile e a sua volta “fanatica”. Ho troppo rispetto per le attitudini individuali, per le infinite differenze che compongono il mondo, per concedere “all’Islam”, concetto generico e vago quanto “cristianità”, una compattezza aggressiva e malefica. Dico quello che vedo: e cioè che dentro l’Islam, non altrove, si è prodotto un mostruoso motore di morte e di sopraffazione; e per questo è giusto e necessario chiamare “islamico” il terrorismo islamico, e denunciare e combattere in tutti i modi possibili (anche non pacifici) l’odioso fondamentalismo che pretende di imporre a tutti la Sharia, ovvero una legge religiosa arcaica interpretata alla lettera, sopraffattrice delle donne, omofoba, liberticida, persecutrice dei non credenti e dei diversamente credenti.

 

Ma vedo anche decine di migliaia di musulmani tra le vittime di quel mostro; e so che milioni di musulmani, in giro per il mondo, sono pacifici e inermi almeno quanto io presumo di essere. Tu mi saluti, in chiusura della tua lettera, con un “fraternamente” molto terzaniano e per niente fallaciano. Sento di doverlo e poterlo estendere anche agli uomini e le donne di buona volontà che pregano Allah. Anche molti combattenti curdi, che tu citi e che rischiano la vita contro l’Is per la loro e per la nostra libertà, sono musulmani. Anche molti dei governanti tunisini che hanno combattuto per una costituzione democratica e laica sono musulmani. Anche molti degli algerini che hanno resistito per anni all’abominevole assalto del jihadismo, negli anni Novanta, nella totale indifferenza di noi europei (ci furono ottantamila morti!), sono musulmani. E’ per questi fatti, proprio perché sono fatti, che non mi sento “islamofobo”. Mi sento, questo sì, sempre più disperatamente (e orgogliosamente) laico e non credente. E’ uno status culturale e psicologico che aiuta come pochi altri a considerare uguali gli uomini e a diffidare delle definizioni confessionali.

 

Michele Serra, il Venerdi di Repubblica, 29 luglio 2016

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