Parliamo di sessualità

Una volta ho letto nell’<<Internazionale>>: “Non è facile parlare di sesso con i figli, ma farlo aumenta la probabilità che usino metodi contraccettivi e in particolare la pillola. L’analisi di una cinquantina di studi pubblicati negli ultimi trent’anni, su un totale di 25.350 adolescenti, ha evidenziato un’associazione tra comunicazione genitoriale e pratiche sessuali sicure. I benefici delle conversazioni precauzionali, per evitare gravidanze indesiderate o la trasmissione di malattie (in questo caso la protezione è costituita dal preservativo), si osservano soprattutto sulle figlie e quando sono le madri a parlarne. Il timore di molti genitori è che discutere di sesso incoraggi ad avere rapporti più presto, ma è vero il contrario”.

Così scriveva Jama Pediatrics. Fin qui tutto chiaro e condivisibile, in teoria non sarebbero auspicabili lezioni di educazione sessuale meno informali, regolamentate per legge, di supporto a quello che possono trasmettere i genitori nel nido domestico, in modo più approfondito e professionale, magari condotte da esperti quali per esempio i medici di base e poi a mano a mano che si sale con l’istruzione arrivare alla consulenza di sessuologi? E quante e quali difficoltà ci sono attualmente nella scuola italiana per poter trovarvi spazio e tempo (oltre che attenzione), per poter finalmente parlare agli alunni di come nascono i bambini? Il pensiero nato nel ’68, storicamente di sinistra, ha lottato a lungo per una regolamentazione del divorzio, dell’aborto, della contraccezione, e a lungo si è impegnato nella lotta per l’educazione sessuale nelle scuole. Attualmente non c’è nessuno che ne parla.

 

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