Perché bisogna votare per Hillary Clinton

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Per essere un uomo che mente con la stessa naturalezza con cui un cane rabbioso sbava veleno, Donald Trump ha trovato l’unico argomento sul quale riesce a essere ampiamente convincente: la sua opinione sulle donne. E cioè che dovrebbero essere belle, ubbidienti e comunque non presidenti. Il 26 settembre, durante il più seguito dibattito presidenziale della storia, Clinton ha smascherato la ormai decennale misoginia di Trump, ricordando i suoi commenti sessisti su Alicia Machado: aveva criticato l’ex miss universo perché era ingrassata da quando lui dirigeva quel concorso.

Stranamente, in quel momento per me tutto è diventato più semplice. Qualunque cosa succeda, ora sono con lei. La presidenza degli Stati Uniti non spetta per diritto a nessuno, uomo o donna, vivo o morto che sia. Se però così fosse, spetterebbe a Hillary Clinton. L’ex segretaria di stato si sta preparando a svolgere questo compito da decenni, ha tirato avanti per la sua strada nonostante le continue critiche e gli incessanti attacchi misogini, sempre costretta a dimostrare di essere più preparata di tutti gli uomini che la circondavano. Trump si sta preparando a fare il presidente da un paio d’anni al massimo, perché pensa che essere un uomo ricco, bianco e potente gli dia il diritto di avere tutto quello che vuole, compresa la presidenza. La sua campagna elettorale si basa su questo.

Nel dibattito televisivo del 26 settembre Clinton è stata perfetta, e uso deliberatamente questa parola . La sua è stata la migliore performance di una carriera la cui lunghezza e ampiezza farebbero di lei la candidata alla presidenza più qualiicata della storia degli Stati Uniti, se non fosse per il seccante dettaglio del suo sesso.

È stata spiritosa, tagliente, spietata senza perdere la calma, ha stuzzicato Trump con grazia implacabile, fino a quando non si è rivelato l’ignorante, fanatico invertebrato che è. Ha capito che il modo migliore per spaventare un cane rabbioso è mettergli davanti uno specchio.

Voglio che a novembre Clinton vinca. Non solo perché preferirei non vedere l’unica grande superpotenza rimasta precipitare nell’irrazionalità politica. Voglio che Clinton vinca anche perché è una donna e una femminista, anche se il suo femminismo è diverso dal mio.

Non mi aspetto che nessun presidente degli Stati Uniti, e in generale nessun capo di governo, abbia posizioni radicali. Essere realisti su quello che si può ottenere dalle urne in una democrazia moderna non significa darsi per vinti, soprattutto nel caso di un’elezione presidenziale.

Non è disfattismo prendere atto che al massimo si può sperare di impedire che le cose peggiorino più rapidamente di quanto non farebbero altrimenti.

In questo momento lo scontro politico non è solo tra un uomo e una donna, entrambi potenti. È tra un bambinone razzista, sessista, bugiardo, maligno e amorale, capace solo di sproloquiare, uno che non si fa nessuno scrupolo di spaccare in due il suo paese incoraggiando un movimento neofascista semplicemente perché pensa che possa essere divertente fare il presidente, e Hillary Clinton.

Hillary Clinton! L’incarnazione dagli occhi di ghiaccio e dalla mascella di ferro di un femminismo progressista soft, una donna che porta i capelli corti e i pantaloni, una donna per la quale culturalmente l’umiliazione inflittale dal marito era meno importante dell’insofferenza di essere considerata solo una moglie, anche se la moglie di un presidente.

Voglio vederla vincere. Voglio vederla far esplodere quel pallone gonfiato di Trump come una pustola suppurata in faccia alla cultura americana. Non è più questione di capire se Hillary è l’eroe di cui l’America ha bisogno. Ha i suoi difetti, ma è una donna, e a me sta bene così.

Le elezioni non sono niente di più e niente di meno che un modo per permetterti di scegliere il tuo nemico.

Qualsiasi capo di governo deve essere considerato un nemico da tutti quelli che credono in un cambiamento radicale. Hillary Clinton non è ancora quel nemico, ma spero proprio che lo diventi. Hillary Clinton è il tipo di nemico che sento di poter rispettare. Non vedo l’ora di sfidarla sul terreno del suo impegno a difendere l’ambiente, sui diritti dei lavoratori, sulla previdenza sociale e sulla politica estera. Vediamo cosa farà. Questo è il tipo di battaglia che mi piace. Voglio discutere di come lo stato può concretamente difendere gli interessi delle donne e delle minoranze, non se dovrebbe farlo o no. Questo è il tipo di battaglia che mi aiuterebbe a crescere. Quattro anni a combattere Donald Trump e i suoi bavosi compari spomperebbero chiunque.

Clinton è il nemico che sceglierei. Ma in questo momento è il nemico del mio nemico, e non posso che schierarmi con lei e incoraggiarla quando attacca Trump nella sanguinosa arena della politica televisiva.

Non è il mio campione, ma è il nemico del mio nemico, e anche del vostro. Quindi per il momento sono con lei.

 

Laurie Penny, INTERNAZIONALE n. 1174, 7 ottobre 2016

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