Perché ci uccidono in chiesa

1125Leggo oggi, giovedì 28 luglio 2016, su “Il Mattino di Padova”, Ferdinando Camon:

 

 

Sgozzando un prete in chiesa, tagliandogli il collo sull’altare mentre diceva messa, ordinando gli d’inginocchiarsi, mentre loro recitavano una predica blasfema in arabo, saltando di qua e di là come invasati, per tenere prigionieri i fedeli terrorizzati, quei soldati dell’Is che han fatto l’assalto a Saint-Etienne-du-Rouvray non volevano minacciare una piccola chiesa, o la piccola località, o la Normandia, o la Francia, o l’Europa, ma tutta la Cristianità, tutti i figli della Cristianità, credenti o no. Quindi anche me, anche voi, singolarmente presi, uno per uno, comunque la pensiate. Non ci combattono e non ci uccidono per quel che siamo, per le colpe che abbiamo. Ma per la Storia di cui siamo figli. La Francia è oggi un paese laico, non ammette il crocifisso nei luoghi dello Stato. Ma all’Is non importa: la Francia è un paese dalla Storia cristiana, e va purgato da questo peccato originale con il sangue e i coltelli.

 

 

 

Non sappiamo cos’abbiano gridato quando giravano in cerchio intorno all’altare, “sembravano indemoniati” dice la suora che s’è salvata scappando, probabilmente quel che urlavano era la presa di possesso di una chiesa cristiana, il luogo sacro per eccellenza della Cristianità: impossessarsi del cuore del Cristianesimo è lo scopo della loro opera, della loro vita, della loro storia.

 

Questo di Rouen è un piccolo assaggio. E’ una chiesetta qualsiasi, con un prete qualsiasi, ottantaseienne, indifeso. Ma molte volte nei loro proclami han mostrato la bandiera nera del loro Califfato issata su San Pietro: il traguardo finale è quello, la vittoria suprema è su Roma. In quella chiesetta della Normandia loro tagliavano la gola a un prete, e accoltellavano una suora, mentre i fedeli intorno gridavano “fermatevi, fermatevi”. E’ il riassunto di quel che avviene nel mondo da tanti anni. Assassini invasati che ammazzano, europei o occidentali che gli chiedono di smetterla.

 

Uno degli assassini aveva indosso un braccialetto elettronico, dunque era schedato. Questo non mostra la nostra capacità di difenderci, ma il contrario. Non riusciamo a salvarci neanche da quelli che scopriamo e schediamo. Siamo incapaci. Perciò siamo in pericolo. Colpa nostra. Nell’applicare le misure di sicurezza stiamo larghi, per rispettare il politicamente corretto. Non abbiamo capito che è meglio essere politicamente scorretti ma vivi piuttosto che politicamente corretti ma morti.

 

Ieri qualche giornalista (un grande giornalista) su un giornale (un grande giornale) paragonava il prete sgozzato in Normandia a un vignettista di CHARLIE HEBDO ammazzato nella redazione del giornale. Mi dispiace, non sono d’accordo. Quel vignettista aveva irriso Maometto, e gli islamici erano impazziti di dolore e di collera. Ma questo prete predicava la fraternità, e l’hanno trucidato. Non dobbiamo cercare attenuanti, del tipo: sono profughi, sono ignoranti, sono malati di mente o di nervi. Chi ammazza un fratello è Caino, e basta. Trattiamolo come tale. La nostra Storia ha molte colpe e la nostra civiltà molti difetti, dobbiamo lavorare per renderci compatibili con chi viene da altri mondi. Lo ricordava qui Andrea Segre, con parole alte. E’ vero, è il nostro dovere. Ma in questo momento il Cattolicesimo è rappresentato da Francesco, l’islam che ci sgozza in casa è rappresentato dal Califfo. Uno va avanti, l’altro va indietro. Di secoli.

 

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