Perché dire NO agli OGM

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Consideriamo come Vandana Shiva le sementi “patrimonio dell’umanità” mentre le multinazionali vogliono controllare tutta a catena alimentare trasformando la vita in proprietà privata. Monsanto prima ha acquisito le maggiori industrie di semi e poi ha imposto i suoi semi brevettati. Gli agricoltori che seminano OGM hanno la necessità di rivolgersi ad ogni nuova semina alle multinazionali proprietarie del seme e acquistare anche i mezzi tecnici per coltivarlo, come l’erbicida da esse prodotto, a cui alcune varietà di mais GM risultano resistenti.

La diversità biologica è sinonimo di ricchezza di varietà, della coesistenza di varie forme di vita, tutte utili e selezionate nel loro insieme nel corso di millenni. La diffusione anche limitata degli OGM in campo aperto contaminerebbe le altre colture, biologiche, biodinamiche e convenzionali cambiando per sempre la nostra agricoltura che basa buona parte della propria economia sull’identità, sulla qualità e sulla varietà delle produzioni locali. La coesistenza con gli OGM non è possibile.

Non è vero che le piante transgeniche necessitano di meno concimazioni, meno acqua e minori trattamenti chimici. Non sappiamo quali conseguenze a lungo termine provocheranno gli OGM sulla salute umana. Il mais GM non conviene economicamente nemmeno all’agricoltore. Non è vero che con gli OGM si risolvono i problemi della fame nel mondo.

In Italia è finora prevalso un saggio atteggiamento precauzionale, teso a tutelare un’idea di qualità del territorio e del paesaggio, di un mondo rurale vivo e multiforme e di un’agricoltura che generi cibo sano, biodiverso e rispondente alla cultura alimentare millenaria: non è un caso che almeno 16 regioni, 41 province e 2446 comuni si siano dichiarati antitransgenici. La scelta della qualità a tutto tondo è una traiettoria inconciliabile con gli OGM e vede nell’agricoltura biologica il miglior strumento di valorizzazione e tutela dei prodotti e dei produttori. In questa prospettiva di tutela del territorio e delle risorse naturali, oltre che della sanità e qualità alimentare, è bene che le nostre istituzioni agricole preservino l’intero processo produttivo dalle contaminazioni OGM.

Il 76% degli italiani è contrario agli OGM. Gli italiani sono sempre più attenti alla qualità del cibo.

Governo e regioni esercitino la clausola di salvaguardia che vieterebbe la messa a coltura di piante biotech. Il provvedimento è stato adottato già da Francia, Germania, Lussemburgo, Ungheria, Grecia, Bulgaria, Polonia, Austria.

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