Personalmente auspico che sia migliorata la pur nuova legge elettorale

La legge elettorale ottenuta da Mario Segni, che diede come primo risultato il primo governo Berlusconi nel ’94, appariva ai miei occhi di allora come una legge più che buona. Mi faceva pensare che favorire l’alternanza di governo (ad esempio, per dieci anni governa un polo di centrodestra, altri dieci, se ha governato male quello, governa un polo di centrosinistra), fosse sinonimo di democrazia efficiente, di miglioramento delle cose. Ma non fu proprio così.

 

Berlusconi aveva un potere d’influenza delle menti popolari enorme, e chissà perché quando governò il centrosinistra non solo non fu promulgata una legge sul conflitto d’interessi di Berlusconi, ma non fu fatta neppure giustizia per quanto riguardava il suo canale tv ReteQuattro. Inoltre cosa accadde?

 

Le ampie coalizioni necessarie per governare vedevano apparire divorzi al loro interno che non rendevano così poi più possibile la direzione del Paese. Ora, quali masochistiche motivazioni abbiano spinto la Lega con Berlusconi prima, e Bertinotti con Prodi poi a mettersi all’opposizione piuttosto che scendere a compromessi e cercare di portare a termine le legislature non sta a me dirlo. Saranno state valide probabilmente, ma non sono servite a sollevare almeno di un poco le sorti dell’Italia.

 

Io penso che sia meglio quasi sempre cercare di governare, e nei tavoli di confronto esporre chiaramente le proprie idee, portare il proprio contributo politico, per quanto rivoluzionariamente utopistico esso possa poi risultare, e poi se si ottiene un “niet” portare pazienza e governare lo stesso.

 

Perché a distanza di anni il succedersi di altre più fantasiose leggi elettorali non ha fatto altro che impedire il buon funzionamento della cosa pubblica.

 

E adesso siamo qui con la prospettiva, e da parte mia la speranza, che si faccia l’ennesima legge elettorale, e che sia possibilmente almeno di un poco migliore delle altre che l’hanno preceduta in questa nostra malandata repubblica democratica che si chiama Italia.

 

(Fabio Benetti, 14 maggio 2018)

 

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