Quel ponte che torna sempre e comunque

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(di Mario Tozzi, primo ricercatore Cnr – Igag e conduttore televisivo)

 

Non si riesce a comprendere quale sia il motivo per cui, con preoccupante regolarità e sotto qualsiasi latitudine politica, si continui a pensare a un collegamento fisso fra Sicilia e penisola, vagheggiando come un sogno quello che ha tutti i connotati di un incubo ricorrente: IL FAMIGERATO PONTE SULLO STRETTO di Messina. Non c’è niente da fare, nessuno riesce a dire chiaramente che si tratta di una grande opera inutile e diseducativa, oltre che tecnicamente rischiosa e geologicamente pericolosa.

 

Il ponte è inutile in misura direttamente proporzionale a quanto ci si avvicina a Reggio e Messina. Su 15.000 persone che fanno i pendolari da una parte all’altra ogni giorno, 12.000 sarebbero costretti a utilizzare la vettura, se volessero servirsi del Ponte. E ci metterebbero molto più tempo dei 25’ attuali: infatti le rampe del ponte non sarebbero certo nei centri abitati, ma molto al di fuori e, quindi, calcolando gli spostamenti dalle città al ponte e poi dal ponte alle città, ci vorrebbero oltre 40’, oltre all’attraversamento aereo che sarebbe, solo quello, certamente più breve. Il ponte è diseducativo per I RAPPORTI FRA UOMO E NATURA: ci si illuderebbe di poter trasformare a nostro piacimento anche il paesaggio mitologico dello Stretto e di poter giustificare ogni intervento dell’acciaio e del cemento. Non c’è poi al mondo ancora un ponte a campata unica così lungo: quello di Akashi-Kobe è di circa 1.600 metri (circa la metà) e non ha la ferrovia. Dunque non ci sono altre prove che rendicontino le eventuali difficoltà tecniche, comprese quelle della resistenza dei materiali a 166.000 TONNELLATE DI PONTE sotto tensione, vibrazioni e carico. Infine, un geologo non può fare a meno di domandarsi per quale ragione si debbano spendere quei miliardi di euro per un ponte che insisterà su una rete infrastrutturale debolissima (quella sì da riformare), mentre solo ¼ delle costruzioni di Reggio e Messina è attualmente antisismico. E lo stretto è il luogo del più potente terremoto mai scatenatosi finora sull’intero territorio nazionale.

 

Ma, soprattutto, IL PONTE E’ IRREALIZZABILE, vista la nuova legge sugli appalti, che vieta categoricamente ai privati di richiedere finanziamenti statali se, per caso, avessero calcolato male in fase di progetto. Anche perché è finito il tempo dei rialzi dei costi in corso d’opera (esplicitamente vietati con la nuova legge) ed è obbligo farsi carico del rischio d’impresa, come avrebbe sempre dovuto essere. Ciò significa che, per essere remunerativo e ripagato in trent’anni (il massimo consentito in Europa), il Ponte dovrà registrare almeno 100.000 PASSAGGI AL GIORNO: e come si farà, visto che ad oggi non si arriva neppure a 20.000? Oppure si dovrà far pagare il biglietto così caro (oltre i 70 euro) da rendere comunque preferibile qualsiasi altro passaggio. L’Italia non ha bisogno di grandi opere meramente dimostrative, ma del minor numero di interventi possibile su un territorio già martoriato.

 

 

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