Quelle tre settimane in cui “il popolo” ha visto in Trump un pericolo

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Per ora sono solo un “caso”, ancora indecifrabile, ma le prime tre settimane di agosto 2016 sono destinate ad essere ricordate con sollievo da chi crede ancora nel futuro della democrazia. E’ infatti successo, negli Usa, che improvvisamente “il popolo” (quello che viene ormai descritto come sempre manipolabile, gonzo, ragionante solo con la pancia) ha dato una lezione al potente di turno. Donald Trump (di cui sapete già tutto) era apparso avviato, fino alla fine di luglio – benché incredibilmente – a diventare presidente degli Stati Uniti, nel nome delle solite cose che sono sempre piaciute alla destra: legge e ordine, basta con gli immigrati, basta con i politicanti, basta con le tasse, che le donne stiano a casa. Nessuno aveva scommesso sulla sua nomination, e invece eccolo lì. Nessuno aveva pensato che potesse avere un programma economico, e invece eccolo lì: basta col dare i soldi a sfaccendati, diamoli ai ricchi che li sanno usare bene. Tutto ciò era perfettamente in linea con lo “Zeitgeist” (quella vocina che sta sussurrando “ragazzi, fatevene una ragione: è il popolo che lo vuole, dappertutto”). Lo stesso vento soffiava in Francia, in Inghilterra, in Austria e presto avrebbe colpito la “troppo buona” Merkel; noi in Italia, passati dal magnate al comico, ci avevamo fatto il callo. E quindi: e se Trump fosse il nuovo Reagan? E anche Melania e Ivanka: mica male, no?

 

E invece Donald Trump è improvvisamente crollato (portandosi dietro parecchi “opinion makers”). Un’esperienza cui raramente si assiste in una democrazia; in genere, il cambio di umore generale in un Paese di 250 milioni di votanti avviene verso la destra. E invece … E dire che Trump, ancora ieri, sembrava un eroe del popolo quando insultava donne, neri, messicani, quando voleva mettere in galera Hillary Clinton, quando prometteva il Muro, la guerra alla Cina, di umiliare i musulmani, di buttare bombe atomiche qua e là. E invece, senza nemmeno un segnale convenuto, tutti l’hanno mollato. Finanziatori, donne repubblicane, funzionari, militari, agenti segreti, predicatori, mormoni, evangelici. Persino quei “bianchi operai adulti colpiti dalla crisi” (categoria sociologica molto ambigua), che avrebbero dovuto essere il suo sgabello. Motivo del tracollo epocale: una vera e propria repulsione per il suo razzismo.

 

“Il popolo”, entità meno stupida di quanto si pensi, ha visto in Trump un uomo pericoloso, animato da cattivi sentimenti, mentalmente instabile e cattivo. Così il Vincente, il Seduttore, il Capo, improvvisamente si è trasformato nel piccolo nazista nascosto del “dottor Stranamore” di Kubrick. (Il cavaliere Bonito Napoloni del “Grande Dittatore” di Chaplin, quello lo era sempre stato). Come tutto andrà a finire, ancora non si sa. Ma un sogno è permesso: come sarebbe stato diverso il mondo se, nel 1933, in una Germania tutta protesa verso la svastica e le camicie brune … improvvisamente, elettoralmente, il popolo avesse detto, all’esagitato caporale: “Vattene, sei solo un pazzo pericoloso”.

 

Ce lo ricorderemo, queste settimane d’agosto. E speriamo di farne tesoro.

 

Enrico Deaglio, IL VENERDI, 26 agosto 2016

 

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