A spese dei malati di epatite C

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Caroline Coq-Chodorge, Mediapart, Francia

 

Il 16 aprile a Barcellona, in occasione del congresso internazionale di epatologia, l’ong Médecins du monde ha sollevato una grande polemica: “Quasi tutte le persone con l’epatite C possono guarire grazie ai nuovi antivirali ad azione diretta, ma l’avidità della Gilead – l’azienda che ha brevettato il farmaco Sovaldi – impedisce l’accesso universale a un medicinale vitale. Ci sono persone che continuano a morire inutilmente mentre la Gilead accumula miliardi di profitti”.

 

In Francia l’associazione di pazienti Sos hépatites ha scritto una lettera aperta al ministro della sanità chiedendogli di allargare l’accesso alle nuove cure contro l’epatite C. “Le restrizioni non hanno più motivo di esistere”, dice Marc Bourlière, gastroenterologo ed epatologo di Marsiglia. “Oggi il numero di pazienti trattati diminuisce perché si riduce il numero di persone con le caratteristiche necessarie per ricevere le cure. E sul lungo periodo la riduzione della morbilità (la frequenza percentuale di una malattia in una collettività) e della mortalità è molto forte per tutti i pazienti”.

 

L’epatite C è una malattia infettiva virale del fegato che si trasmette attraverso il sangue. Nel mondo 150 milioni di persone vivono con un’epatite cronica, che provoca un’infiammazione del fegato. Nella maggior parte degli individui il virus rimane a lungo dormiente, ma nel 10-20 per cento dei casi si risveglia a distanza di decenni dal contagio provocando una cirrosi epatica che può degenerare in tumore del fegato. L’arrivo del Sovaldi (il principio attivo è il sofosbuvir) ha rappresentato una svolta: una cura di tre mesi è sufficiente e non ha gravi effetti collaterali. Inoltre, nel 90 per cento delle persone trattate il virus non è più rilevabile. Prima, invece, la terapia durava molto, aveva pesanti effetti collaterali e guariva solo un paziente su due.

 

Due anni dopo il suo arrivo sul mercato francese, l’accesso al sofosbuvir rimane limitato ai malati più gravi. Nel giugno 2014 l’alta autorità per la sanità francese ha raccomandato di usarlo solo per i malati con fibrosi epatica (conseguenza dell’infiammazione del fegato) allo stadio F3 o F4.

 

Per ora sono esclusi i malati con fibrosi allo stadio F0, F1 o F2. “Non ha senso”, spiega Yann Mazens, direttore di Sos hépatites.

 

“Questo trattamento è utile a tutti i malati. E al di là dei benefici individuali, c’è un beneficio collettivo: se tutti sono curati in modo appropriato, possiamo eradicare l’epidemia. In Francia è la prima volta che si applica una discriminazione nell’accesso alle cure per motivi economici”.

 

Di fatto nel 2014 e nel 2015 in Francia solo 25mila pazienti hanno ricevuto la terapia, ma il servizio sanitario ha dovuto pagare almeno un miliardo di euro, una cifra pari al bilancio di un grande policlinico, e questo mentre il sistema è sottoposto a tagli senza precedenti che influiscono sulla qualità delle cure e sulle condizioni di lavoro del personale medico.

 

Non si può certo sottovalutare lo sforzo finanziario fatto dalla Francia, ma le condizioni della trattativa condotta con la Gilead devono essere riviste: “Pagare 41mila euro per un ciclo di terapia è una follia. Bisogna cambiare i metodi di definizione dei prezzi dei medicinali”, osserva Mazens.

 

“In Francia la Gilead ha chiesto prima 45mila euro”, racconta Pauline Londeix, ex vicepresidente di Act up-Parigi e consulente sulle questioni di accesso ai nuovi trattamenti. “In un primo tempo il ministero della sanità ha evocato il ricorso alla licenza obbligatoria (che permette di far produrre il farmaco generico senza rispettare un brevetto), ma alla fine ha accettato il prezzo di 41mila euro”, continua Pauline Londeix. “Non è stata una buona contrattazione”.

 

A Barcellona gli epatologi hanno appreso che la Spagna ha ottenuto il Sovaldi a circa la metà del prezzo francese. Ma per la Spagna, dove 500mila persone sono portatrici del virus, rimane un investimento enorme. Altrove nel mondo il Sovaldi rimane inaccessibile, in particolare nei paesi più colpiti dall’epatite C come l’Egitto, dove il 10 per cento della popolazione è infettata.

 

“Il prezzo ottenuto attraverso un accordo con la Gilead è di 800 dollari per 12 settimane. Ma come si possono curare a quel costo più di otto milioni di persone?”, si chiede Londeix. “In Brasile il governo ha ottenuto il trattamento a 6.200 euro e vuole curare 90mila persone, selezionando i pazienti in base allo stadio della malattia. La discriminazione nell’accesso alle cure, così come il prezzo del farmaco, sono una catastrofe per il sistema sanitario”.

 

 

Pressione politica

Le aziende farmaceutiche non sembrano preoccuparsi molto di questi dilemmi etici. Il prezzo chiesto per il Sovaldi non è giustificato né dal costo della ricerca né da quello della sua produzione: “Il costo reale è meno di 110 euro a ciclo”, riferisce Anne Gervais. I prezzi sono gonfiati a causa della speculazione economica senza precedenti realizzata su questa molecola. Il laboratorio che l’ha sviluppata in modo relativamente economico l’ha venduta alla Gilead per undici miliardi di dollari. Ma in realtà questo “investimento” è stato già ampiamente ammortizzato, poiché la Gilead ha già realizzato profitti per 32 miliardi di dollari, secondo le stime di Médecins du monde. Sos hépatites minaccia di aiutare i pazienti francesi a procurarsi dei farmaci generici prodotti in India e venduti a meno di 300 dollari.

 

Médecins du monde invita i governi a rilasciare licenze obbligatorie e a moltiplicare i generici. Il problema è “la fortissima pressione politica ed economica delle case farmaceutiche”, constata Londeix. “In alcuni paesi, come il Brasile, finanziano i partiti politici, mentre in altri, come la Francia, ricattano il governo minacciando conseguenze per i posti di lavoro nel settore industriale”.

 

 

 “Internazionale”, 29 aprile 2016, n.1151

 

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