Tre no al trattato transatlantico

TTIP

 

Laurent Joffrin, Libération, Francia

 

Per com’è stato proposto, il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP) è inaccettabile. Durante la sua ultima visita in Europa il presidente statunitense Barack Obama ha sollecitato la sua approvazione. Ma il governo francese e la Commissione europea dovrebbero opporre a questo tentativo ossessivo, dogmatico e pericoloso un triplo no.

 

No all’allucinante segretezza che avvolge la questione. Certo, sappiamo che in ogni caso l’accordo dovrebbe essere approvato dai governi e dai parlamenti eletti dai cittadini. Ma per quale motivo i cittadini europei, che sono i diretti interessati, dovrebbero continuare a ignorare trattative su cui hanno il diritto di dire la loro prima che si arrivi a una stesura definitiva?

 

No all’indebolimento delle norme sanitarie e ambientali, l’inevitabile risultato di un compromesso con una potenza mondiale che su questi temi è meno esigente dell’Europa.

 

No all’assurda clausola sugli arbitrati, che sottometterebbe gli stati democratici alle decisioni prese da tribunali privati che non hanno né rappresentatività né legittimità e che seguono solo la loro fede nel libero scambio, al di fuori di qualsiasi considerazione sociale o ambientale. C’è bisogno di ricordare che un tribunale del genere ha condannato il governo australiano per aver approvato norme contro il fumo che danneggiavano gli interessi delle multinazionali del tabacco?

 

Tutti sanno che lo sviluppo del commercio mondiale è un fattore di crescita, che la specializzazione delle economie aumenta la produttività e che in molti casi è più conveniente importare un prodotto che non si è in grado di produrre a un costo soddisfacente. Ma questa legge fondamentale del commercio presenta anche dei gravi inconvenienti se si spinge ad abbassare gli standard, a devastare intere regioni o a concedere poteri esorbitanti alle grandi aziende.

 

“Internazionale”, 29 aprile 2016, n.1151

 

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