Tre persone innocenti

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Al Muskobiyyeh (in arabo) è un famigerato centro di detenzione di Gerusalemme, che le famiglie palestinesi conoscono bene. Nella seconda metà dell’ottocento lo zar russo costruì in questa zona una chiesa, un monastero e alloggi per i pellegrini, ma ai tempi del mandato britannico gli edifici furono adibiti a prigione, tribunale e strutture di polizia.

Dieci giorni fa un gruppo di israeliani di sinistra si è riunito per protestare contro la detenzione prolungata di tre attivisti: gli ebrei israeliani Nawi e Guy Butavia, del gruppo antioccupazione Taayush, e il palestinese Nasr Nawwajaa, originario di Susiya, un villaggio che Israele sta cercando di distruggere per la terza volta.

Tutti e tre sono stati arrestati a causa di un servizio in tv, del tutto inattendibile, che ha usato immagini riprese di nascosto da un’associazione di coloni. I giudici hanno ordinato di rilasciare i tre, ma la polizia ha chiesto di poterli mantenere in custodia. Finalmente, all’inizio di questa settimana, i giudici ne hanno ottenuto il rilascio.

A quanto pare, l’accusa di aver causato la morte di alcuni collaborazionisti palestinesi era completamente infondata. Nawi e Butavia sono ancora agli arresti domiciliari. Tra i due israeliani e il palestinese c’è una differenza: i prigionieri palestinesi tornano in una comunità che li sostiene, all’interno della quale la lotta contro l’occupazione è un valore. Nawi e Butavia, invece, sono considerati traditori in Israele. La nostra protesta dimostra che le pressioni sociali non ci fermeranno.

(Amira Hass, “Internazionale” n. 1138, anno 23)

 

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