Un altro tono

Domenico Starnone, “Internazionale” n. 1140, 12 febbraio 2016

domenico starnone internazionale

Se un tedesco colto, di salde convinzioni democratiche, parla del passato nazista del suo paese, non ha toni morbidi, impiega tutte le sue energie verbali per esprimere la massima ripugnanza nei confronti di Hitler, un pericoloso imbecille con il suo Mein Kampf e le sue insulse chiacchiere inutilmente stenografate. E voi sentite subito che quel cittadino della Germania di oggi non vuole avere niente a che fare non solo con il dittatore di allora e la sua ciurmaglia, ma anche con quelli tra i suoi connazionali che in questi tempi bui dovessero mostrare un pochino di indulgenza. Se invece un italiano colto, di salde convinzioni democratiche, accenna al ventennio fascista e soprattutto a Mussolini che il fascismo lo inventò, ecco che, dopo un preambolo di condanna, scatta una tonalità distaccata.

È un dato di fatto che in noi – anche i più sensibili – non s’è radicato il senso di colpa.

Non abbiamo mai provato vergogna per l’adeguarsi subalterno dei nostri padri e dei nostri nonni, abbiamo creduto che sul serio sotto la loro camicia nera c’era un rifiuto muto.

Così, tendiamo a sottolineare con toni oggettivi che, malgrado le sue colpe, Mussolini aveva qualità notevoli, o che il suo fascismo, via, non fu certo come il nazismo. Intanto, a ogni stagione, sosteniamo nuovi uomini (non donne, ovviamente) della provvidenza, che promettono ordine per il nostro disordine.

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